Primarie, il travaglio di Vendola. Bocce ferme nel M5S

BARI- Il partito a livello nazionale perde pezzi importanti, dal capogruppo Migliore al tesoriere Boccadutri, passando per Claudio Fava e Titti Di Salvo. SEL rischia lo smottamento e nella pancia della creatura vendoliana non pochi mugugnano: “Il governatore prenda una decisione, dica a chiare lettere se intende scendere in campo alle primarie, anche per evitare di zavorrare l’eventuale nome alternativo in quota SEL destinato a incrociare le spade con Emiliano”.

Ma il leader di sinistra ecologia e libertà continua a prendere tempo e ribadisce quanto espresso fino ad oggi, con pochi elementi di novità: “Consultazioni di coalizione non prima di gennaio 2015 perché – dichiara – la politica non può bloccare l’amministrazione della cosa pubblica, con riferimento all’ultima fase del lavoro dell’esecutivo regionale, e un no inderogabile agli alfaniani del Nuovo centrodestra. L’unica nota che aggiunge allo spartito consueto, di prudenza estrema rispetto alle domande incalzanti di chi auspica chiarezza in merito alla possibilità che concorra per un Vendola TER, è legata al cosiddetto “modello Decaro” a cui guarda per tenere dentro forze progressiste e civismo.

Per il resto il governatore di Puglia resta abbottonatissimo e prefigura una scelta nell’imminenza del fischio finale, linea che fa a pugni con la posizione del PD pronto a celebrare le primarie già in autunno, a ottobre, trascinato dalla volontà di un Emiliano che non vede l’ora di indossare la pettorina di candidato di coalizione per impallinare gli avversari interni e lo stesso Vendola, impantanato tra parabola personale in fase discendente e partito che gli sfugge dalle mani.

E le preoccupazioni in SEL crescono, aggravate dai dubbi sull’effettiva disponibilità di Dario Stefano – qualora Vendola dovesse sfilarsi – a prendere parte a quella che si preannuncia come una sfida di fuoco con il gladiatore democratico che sarà, presumibilmente l’ex sindaco di Bari da tempo immemore al lavoro sulla candidatura a governatore; smarrimento tra le file vendoliane che dilaga se alle incertezze su Stefano si aggiunge l’attesa per l’eventuale individuazione di un “papa straniero”, un esterno proveniente dal mondo della cultura che possa tirare SEL fuori dalle secche.

Se sul fronte primarie del centrodestra – animato dalla crociata nazionale di Raffaele Fitto – non si registrano novità di rilevo con Francesco Schittulli, presidente uscente della provincia di bari, che continua a essere l’unico nome riportato sul tabellone dei concorrenti disponibili alla competizione, sotto il cielo pentastellato tutto sembra essere fermo.

Le consuete dinamiche di individuazione delle candidature proprie dei grillini – col ricorso sistematico alla rete per definire i nomi destinati a giocarsi la partita – fanno sì che il Movimento definisca la formazione pronta a scendere sul terreno di gioco a pochi minuti dal fischio di inizio, ma l’interrogativo è d’obbligo: il tradizionale schema di gioco dei 5 Stelle funzionerà anche rispetto alle dinamiche delle regionali, con i pesi massimi delle squadre avversarie che si scaldano a bordo campo da tempo.  

 

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