Primarie, motori caldi in vista delle regionali. Ma quante incognite!

LECCE- Primarie, croce e delizia. Un tempo patrimonio esclusivo del campo progressista, col PD di prima generazione a squarciare il velo delle candidature plasmate nel chiuso delle segreterie e oggi filtro di scelta auspicato anche da parte significativa delle prime linee delle forze moderate, che puntano proprio sulle primarie per tornare a essere coalizione omogenea – sotto il profilo programmatico ed elettorale – nella stagione del rimescolamento delle carte determinato dalle larghe intese renziane.
Raffaele Fitto continuerà a condurre la battaglia per l’introduzione del metodo di selezione dei candidati attraverso la legittimazione popolare, da Bruxelles, dove approda forte della dote di 284mila preferenze raccolte, destinazione scelta all’esito del bivio tra l’europarlamento e la permanenza a Roma (ma se avesse optato per il mantenimento dello scranno alla Camera sarebbe stato troppo alto il rischio che gli rimproverassero di aver corso la gara per la conquista di un seggio belga al solo scopo di misurare le forze all’interno del perimetro azzurro, si vedano le tensioni – più o meno sottotraccia – tra l’ex governatore di Puglia che rema per primarie sempre e a tutti i livelli e il Cerchio magico di Toti che si batte con tenacia per conservare lo status quo di liste e timonieri cooptati dall’alto).

Il già ministro del governo Berlusconi ha dato personale via libera alle consultazioni di coalizione perché la macchina organizzativa del fronte moderato possa mettersi in moto in vista delle regionali del marzo prossimo, ma sulle primarie del centrodestra gravano ancora nodi sostanziali: a partire dal perimetro della coalizione (gli alfaniani saranno della partita o cederanno alle lusinghe di Emiliano? Cruciale l’assemblea del 26 luglio a roma), all’individuazione di concorrenti dell’unico candidato oggi in campo, quel Francesco Schittulli, presidente uscente della Provincia di Bari, che ha auspicato – perché confermi la sua presenza ai nastri di partenza – regole chiare e ranghi serrati, della serie “o nello steccato ci sono dentro tutti, dalle truppe del nuovo centrodestra a fratelli d’italia o declino la disponibilità”.

Questo mentre sembra evaporare la possibilità che sia il sindaco di Lecce Paolo Perrone a sfidare Schittulli, giacché troppi sono i rischi della scommessa in tempi in cui non si sa quale motore monterà e a quali velocità possa viaggiare la vettura azzurra, senza dimenticare che dovrebbe giocarsi il match al buio visto che sarebbe costretto a salutare Palazzo Carafa da subito, e non a risultato delle regionali acquisito.

Sul versante opposto, Emiliano e Vendola corrono su corsie che più divergenti non potrebbero essere. Il segretario regionale del PD scalpita perché le primarie si tengano quanto prima, a ottobre, per tentare di bruciare sul tempo candidature espressione del governo regionale (e di componenti del partito che non hanno sposato la causa renziana anima e corpo, o ne sono piuttosto distanti), principali indiziati Guglielmo Minervini ed Elena Gentile, o opzioni provenienti dalla società civile, a partire dall’imprenditore di Monopoli Vito Pertosa che potrebbe essere trainato dal premier in persona. Lunedì nuovo incontro di tutte le forze del centrosinistra pugliese.

In casa SEL sono ore di fuoco. Il governatore cerca di frenare l’emorragia parlamentare perché lo smottamento non abbia riverberi seri sulle primarie pugliesi e continua a preferire che le consultazioni si tengano a inizio 2015. A oggi a portare la fiaccola di sinistra ecologia e libertà, e a sfidare il o i candidati di scuderia PD, potrebbero essere ancora lo stesso Vendola, Dario Stefano o un nome di peso proveniente dal mondo della cultura: chi sarà il prescelto lo dirà anche e soprattutto il dato nazionale relativo alla possibilità di esistenza di una forza a sinistra del Partito Democratico.

 

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