Riforma Delrio, fra 7 giorni addio alla Provincia di Lecce

LECCE- La prima a congedarsi definitivamente, in queste ore, è quella di Bari. Ma quella che comincia oggi è l’ultima settimana anche per la Provincia di Lecce. Sette giorni sette, per dire addio all’Ente di Palazzo dei Celestini.

Il presidente Antonio Gabellone e la sua giunta, resteranno in carica fino al 31 dicembre, senza percepire più alcun compenso, e si limiteranno solo all’ordinaria amministrazione. Di fatto la consiliatura terminerà il primo luglio. Meno traumatico il passaggio a Brindisi e Taranto, attualmente commissariate: la prima per le dimissioni dell’allora presidente Massimo Ferrarese decise proprio in seguito alla prima riforma del governo Monti e la seconda commissariata dal maggio del 2013 per le notizie di cronaca che hanno coinvolto il presidente Gianni Florido.

L’addio alle Province è l’effetto della riforma Delrio, mirata a ridisegnare l’assetto istituzionale delle stesse, trasformandole in Enti di secondo livello. La differenza sta nel fatto che rappresentanti politici eletti dai cittadini e funzioni cessano di esistere. Non per niente il decreto al tempo dell’approvazione è stato definito ‘Svuota Province’.

Ciò che accade, infatti, è che gli enti vengono privati totalmente delle competenze. Il secondo passo sarà, almeno negli intenti, la riforma del titolo V della Costituzione senza la cui modifica non è possibile ripensare l’attuale assetto istituzionale dello Stato.

Intanto dopo dicembre il nuovo presidente sarà scelto non più dai cittadini ma da sindaci e consiglieri del territorio competente che a loro volta saranno parte del consiglio provinciale.

Una riforma non riforma, insomma. Che cancella ma non del tutto. E per questo motivo non piace a nessuno.  Non piace innanzitutto all’UPI, l’Unione delle Province italiane che per voce del suo presidente pugliese, Francesco Schittulli, il primo ad appendere la fascia al chiodo, ribadisce come questa sia una riforma non ancora completa, con regole non definite e con circolari che ancora arrivano degli uffici dei presidenti per spiegare cosa potranno fare nelle prossime ore. Una riforma, ha ricordato Schittulli, bocciata dalla Corte dei Conti perché rischia di continuare a gravare sulle tasche dei cittadini.

Non è piaciuta alla Regione Puglia che in zona Cesarini ha impugnato la legge dinanzi alla Corte Costituzionale perché lesiva della sovranità popolare e perchè lesiva dei principi costituzionali.

Non piace al Movimento Regione Salento sia perché non elimina i costi sia perché allontana incredibilmente il cittadino da una regione troppo lunga. “Oltretutto – ha sottolineato il presidente del Movimento Paolo Pagliaro – istituendo contestualmente la città metropolitana si condanna il Salento ad essere messo da parte nell’ottica baricentrica. Abbiamo provato a spiegare che non siamo una terra di serie b, ha detto, ancora ma nell’indifferenza di chi ricorpre incarichi istituzionali siamo stati lasciati soli”.

L’unico a difendere la riforma Delrio è il Nuovo centrodestra pugliese, che del governo fa parte con il sottosegretario Cassano.

“Così l’Italia – scrivono – sarà più risparmiosa ed efficiente. Senza mettere in alcun dubbio le capacità di molti amministratori, ricordiamo che è dal 1970, cioè da quando sono state create le Regioni, che si dice che le Province non hanno più senso ai fini del miglior governo del territorio. Non si può che sottolineare – concludono – il bassissimo impatto prodotto sulla qualità della vita dei cittadini dalle Province e non per demeriti dei rappresentanti politici e del personale amministrativo, ma per una evidente inutilità, o per un’inutile sovrapposizione con i compiti spettanti ad altri enti locali, primi fra tutti i Comuni”.

L’ultima parola la dirà la Corte Costituzionale nel frattempo la sensazione comune di cittadini e istituzioni è che sarà il caos. 

 

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