Droga per tutti i gusti in ogni angolo della città: 16 arresti

LECCE-  16 arresti, la maggior parte in carcere, gli altri ai domiciliari e con obbligo di dimora, una 40ina di indagati e centinaia e centinaia di acquirenti, consumatori di droga anche insospettabili, molti medici, politici, professionisti di ogni genere. Uno spaccato della Lecce amante degli stupefacenti quello che gli agenti della Squadra Mobile diretti da Sabrina Manzone hanno ricostruito in due anni di indagini, “perchè il consumo di droga non tramonta mai”, ha sottolineato il Procuratore Capo Cataldo Motta. 

Questa volta non si parla di grossi traffici ma dello spaccio minuto, in piccole dosi, per il consumo quotidiano. La compravendita avveniva in incontri fugaci, in ogni angolo della città, dalle Giravolte a Santa Rosa, dalla 167 al centro storico. Gli stupefacenti per tutti i gusti: eroina, cocaina, hashish e marijuana.

L’indagine è partita nel 2011 ed è stata coordinata dalla Dda e dal pm Paola Guglielmi. In due anni di intercettazioni, appostamenti, osservazioni, gli agenti hanno documentato circa 430 cessioni di droga. L’accusa è di spaccio in concorso. Anche se non viene contestata l’associazione, di fatto gli spacciatori si muovevano insieme, con il placet dei capo clan, in gruppi organizzati e con una miriade di contatti.

A coordinare il business Luigi RUSSANO 23 enne di Lecce. In carcere anche Giovanni CELESTE PASSABÌ di Lizzanello, Carmelo de Pascalis di Cavallino, e i leccesi Carmelo De Filippi , Elio DE VERGORI , Pasquale GIGANTE, Andrea GUBELLO , Andrea LUPARELLI, Fabio PEPE.

Per quattro sono stati disposti gli arresti domiciliari i leccesi Roberto FUSO, Andrea SCAZZI, Carmelo Vincenti e Daniela VENTURA di Novoli. Obbligo di dimora per la leccese Marta Garrisi, per Laura Giuri di Neviano e Franco dell’Acqua di Salve.

Il “la” alle indagini lo ha dato l’arresto in flagranza del gallipolino Antonio NARDELLI trovato con un un grosso carico di droga. Eroina, coca, hashish e marijuana pronte ad essere spacciate. Gli inquirenti si sono chiesti da dove arrivasse, e l’analisi dei tabulati telefonici del suo cellulare ha permesso di risalire ai suoi contatti. In carcere finì anche la madre di Nardelli Carmela Buccarella: durante un colloquio in carcere il figlio le aveva consegnato un biglietto, poi sequestrato, nel quale le chiedeva di effettuare un vaglia di 400 euro a favore di un altro detenuto e di procurarsi qualche dose di stupefacente da introdurre in carcere durante i colloqui successivi.

Centinaia le intercettazioni. La droga veniva indicata con un linguaggio convenzionale: si parlava di caffè al bar o di posti da prenotare al ristorante, da qui il nome Coffè drug all’operazione.“Vengo in ferie per 15 giorni”, per esempio: dove il numero dei giorni indicava la quantità di droga ordinata, oppure: “Al ristorante quanto viene a persona?”. A Lecce lo spaccio era gestito da loro, e di certo gli affari non mancavano.

Mariella Costantini

 

coffee drug

 

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