Stretta antimafia sulle spiagge, sotto la lente la licenza dei lidi

LECCE- Una firma per sbarrare la strada alle infiltrazioni mafiose nell’economia turistica. Una firma su un doppio livello: quello degli enti locali, gli otto Comuni rivieraschi più importanti che si aggiungono a Porto Cesareo e Gallipoli, e quello, per la prima volta in Italia, degli imprenditori balneari. Ad ognuno il suo protocollo di legalità, siglato in mattinata in Prefettura a Lecce alla presenza del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico.

Che gli appeti sulle spiagge ci siano lo dicono le inchieste della magistratura. Sul come frenarli, la strategia adottata dalla prefetta Giuliana Perrotta si snoda su due assi: il primo estende tutte le verifiche previste dalla normativa antimafia alle autorizzazioni e licenze rilasciate dai Comuni nel settore turistico.

Da oggi, ad essere interessati sono anche i municipi di Alliste, Castro, Melendugno, otranto, santa cesarea terme, Taviano, Ugento e Vernole. Il secondo pilastro dell’ architettura della legalità, invece, è inedito, poiché prevede che le certificazioni antimafia, solitamente previste per le aziende che hanno rapporti con le pubbliche amministrazioni, interessino anche quelle private attive nel turismo balneare. A sottoscrivere questo protocollo, “e-state in legalità”, le associazioni di categoria: in questo modo, gli imprenditori dei lidi potranno controllare in maniera più stringente i propri fornitori.

Certo, alla fine rimane in piedi uno dei nodi più seri, il controllo sul territorio, in sofferenza a causa dei tagli alle forze dell’ordine. Emblematica la presenza di una sola pattuglia di notte a Gallipoli. Un nervo scoperto in vista di un’altra stagione alle porte sulla cresta dell’onda. È per questo che il sindacato di Polizia ha chiesto e ottenuto di incontrare Bubbico. In attesa di risposte.

 

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