Unisalento convoca tutti per Acquatina. I residenti: “Non escludeteci”

Avrà inizio nel pomeriggio il tavolo convocato in rettorato per decidere del futuro dell'Acquatina di Frigole. I residenti, però, chiedono di non essere esclusi da questa fase: “E' un bene anche nostro”, dicono

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LECCE- Si riparte da dove la storia si è interrotta. Nel pomeriggio, nella sede del Rettorato di Lecce, il primo tavolo di concertazione per discutere del rilancio dell’Acquatina di Frigole. Qualcosa inizia a muoversi, dopo la nostra denuncia sullo stato di abbandono e sulle difficoltà della struttura gestita dall’Università e che sarebbe dovuta diventare il “punto di riferimento per la ricerca e la sperimentazione in acquacoltura per l’intera area del Mediterraneo”.

A tre settimane da quei servizi e dalle promesse di impegno strappate, la convocazione che fa riavviare l’iter: allo stesso tavolo, dunque, il rettore Vincenzo Zara, il prorettore Vittorio Boscia, il direttore amministrativo Claudia De Giorgi, Carlo Storelli, docente di Fisiologia e responsabile del centro, oltre a Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo Economico, e agli assessori comunali Gaetano Messuti e Alessandro Delli Noci. Chiesta anche la presenza dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, perchè quello che finanziò nel 2007 il primo anno di start up con mezzo milione di euro.

Insomma, la macchina prova a rimettersi in moto. Ma con un ma. Nella consapevolezza che non ci saranno tante altre chance per Frigole, i residenti del borgo chiedono di essere parte attiva in questa fase di riprogrammazione. Una partecipazione dal basso, dunque. Un modo per dare anche ai cittadini, che quella realtà la vivono, la possibilità di avanzare proposte, di mettersi in gioco, anche.

Una questione, d’altronde, è apparsa palese fin da subito: Acquatina non potrà decollare se non grazie all’osmosi con il territorio. Da solo l’Ateneo non può farcela e, dall’altro lato, proposte calate dall’alto rischiano di scontrarsi con le aspettative della popolazione locale.

Ciò che ora, dopo i fiumi di soldi pubblici spesi per la costruzione del centro ricerche, delle vasche per la mitilicoltura, per gli arredi, per i bacini, dopo gli anni dell’abbandono e della ruggine, non ci si può permettere più.