Svuota province, l’allarme dei consiglieri: “Rischio marginalizzazione e baricentrismo”

Il consiglio provinciale odierno si è aperto con il grido di allarme bipartisan dei consiglieri: “Produrrà uno squilibrio pesante tra i territori e la marginalizzazione”. L'appello di Pagliaro: “Basta piangersi addosso, unirsi per un emendamento a favore della Regione Salento”.

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LECCE-  Il progetto di legge del Rio è alla Camera per l’ultimo passaggio: poi le province saranno definitivamente svuotate della maggior parte delle loro funzioni e commissariate in attesa della riforma costituzionale per la loro abolizione definitiva. Un brutto risveglio per i consiglieri provinciali che oggi lanciano l’allarme, che già autorevoli costituzionalisti e amministrativisti avevano lanciato: con le 10 città metropolitane, tra cui Bari, si realizzerà uno squilibrio pericoloso tra i territori.

Bari, dove risiede anche il cuore dell’ente regionale, attrarrà ancora più risorse e avrà ancora più potere. Uno degli ultimi consigli provinciali si è aperto con l’ennesimo grido di allarme bipartisan. Giovanni Siciliano ha lanciato la proposta di dimissioni di massa in segno di protesta. Il Pd, per bocca di Gabriele Caputo, ha lanciato la provocazione di restare ad aiutare gratuitamente Gabellone anche dopo il commissariamento, quando tutti dovranno andarsene a casa. I capigruppo si sono riuniti, ma alla fine non si è deciso nulla. Però, in modo informale, molti consiglieri hanno allertato i colleghi parlamentari per cercare di capire se si possa intervenire in un secondo tempo, magari con la legge costituzionale. “Con il Ddl del Rio si crea uno squilibrio dei territori e anche un caos di funzioni”- ha dichiarato il consigliere Pd Gabriele Caputo.

Presente anche il senatore Francesco Bruni, che boccia duramente il disegno di legge: “Si inasprirà il baricentrismo e il Salento diventerà un territorio di serie b”. Il parlamentare forzista si impegna a intervenire per proporre una riforma che rispetti i territori, ma per ora si brancola nel buio. Eppure uno studio c’è già per il riassetti territoriali, quello basato sui lavori della Società Geografica Italiana: elaborato da autorevoli costituzionalisti ed esperti al tavolo ministeriale: 30/36 regioni più a misura di cittadino e abolizione di enti inutili e carrozzoni.

Nel secondo round, quello per le abolizioni delle province, anziché limitarsi alla cancellazione dalla costituzione, si potrebbe pensare a una riforma degli assetti più proficua. La pensa così anche Luigi Mazzei, che prende il posto di Vadrucci in regione e che già promette battaglia contro il ddl del Rio. Il neo consigliere regionale forzista cita il professore Pierluigi Portaluri: “Il provvedimento porterà a una disparità tra i territori e viola il principio di uguaglianza garantito dalla costituzione. Proporrò un ordine del giorno per impegnare Vendola a impugnare la legge Del Rio davanti alla Corte Costituzionale”. Ma oltre a questo c’è anche la voglia di agire politicamente per promuovere un disegno di legge costituzionale che miri al neoregionalismo.

La riforma del Rio farà sentire presto o propri effetti negativi sul piano delle misure di contrasto agli squilibri sociali, economici e produttivi che purtroppo esistono in molte aree del nostro Paese.

“Invece di promuovere manovre per ridurre questo divario”, spiega Pierluigi Portaluri, “la visione delle città metropolitane, come aree prevedibilmente chiamate a intercettare in modo privilegiato i flussi di finanziamento anche di provenienza europea, non farà che aggravare questa situazione di diseguaglianza, già oggi intollerabile. Soprattutto per chi ha a cuore il destino del nostro Sud non può accettare che al suo interno si formino, per volontà di un principio distante, aree di privilegio a danno di altre. Lo impedisce, oltre che alla nostra coscienza civile, la nostra Costituzione”, spiega l’avvocato.

E nel dibattito interviene anche Paolo Pagliaro, Presidente del Movimento Regione Salento: “Finalmente hanno compreso tutti, quello che diciamo da anni che con la riforma che svuota le province e crea le città metropolitane il Salento rischia di passare dalla padella alla brace. Con Bari città metropolitana avremo cittadini di serie A e cittadini di serie B e il Bari-centrismo soffocherà definitivamente le aspirazioni del Salento e decreterà la sua morte. Noi invece dobbiamo fare del Salento una Regione. Non è impossibile, pensiamo infatti al Molise, che nel 1963 divenne Regione per volontà di tutti i suoi rappresentanti istituzionali. Siamo nel momento cruciale, finalmente si sta realizzando una riforma costituzionale. Tutti i partiti politici di ogni ordine, grado e colore facciano squadra per il bene del Salento. I parlamentari salentini, in maniera bipartisan, presentino un emendamento che preveda la costituzione della Regione Salento. E’ arrivato il momento di pensare alla nostra gente, alla nostra comunità, di pensare al nostro Salento, di pensare al futuro dei nostri figli. Non ci sono più alibi”.