Pericolo crolli costa, il procuratore Cillo apre un fascicolo

Pericolo crolli della falesia sulla costa adriatica: il procuratore Ennio Cillo apre un'inchiesta per disastro colposo . Il fascicolo al momento è contro ignoti

san foca

MELENDUGNO- Il rischio crollo delle coste adesso è contenuto in un fascicolo per disastro colposo che il procuratore Ennio Cillo ha aperto contro ignoti. Dopo l’ordinanza dell’ufficio circondariale marittimo di Otranto, che vieta l’accesso e l’avvicinamento alla costa per il pericolo di frana della falesia ora è la procura ad accendere il faro in riva al mare delle marine di Melendugno laddove dal 6 marzo sono vietate -si legge nell’ordinanza – “la navigazione, la sosta e l’ancoraggio di tutte le unità navali in genere, la balneazione, la pesca professionale e/o sportiva con qualunque tecnica nonché l’espletamento di qualsiasi attività subacquea e di superficie connessa agli usi del mare”. E tanto, nello specchio d’acqua fino a 50 metri dalla costa.

Da subito, il sindaco di Melendugno Marco Potì ha chiesto di rivedere quell’ordinanza che, così come concepita, vieta tout court l’accesso al litorale roccioso da Torre S. Andrea a Torre Specchia, lungo 15 km circa.

Dopo tavoli con l’autorità di bacino, incontri in Regione e sopralluoghi di tecnici e militari della Guardia Costiera, si deciderà in che modo -se possibile- si potrà restringere il campo d’azione dell’ordinanza, per non dichiarare chiusa prima ancora che inizi la stagione balneare e per smorzare la paura e razionalizzare gli interventi.

Cillo, a capo del Pool reati ambientali della procura di Lecce, vuole vederci chiaro. Le indagini sono indirizzate a capire se e come si possa delimitare l’inibizione del lungo tratto di costa e di chi sia la responsabilità dell’accelerata -se c’è stata- impressa al dissesto idrogeologico.