Strage Palagiano, continua la caccia ai killer

Strumenti di altissima tecnologia e un centinaio di uomini dell'arma dei carabinieri in azione sulla strage di Palagiano. Due settimane dal triplice omicidio: proseguono le indagini a 360° e senza sosta

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PALAGIANO- Veniva assassinato due settimane fa, lunedì 17, il piccolo Domenico Petruzzelli. Neanche 3 anni e, nella maniera piu atroce, è sopraggiunta la morte, mentre era tra le braccia del compagno della sua mamma. Cosimo Orlando e Carla Fornari. Ammazzati anche loro in quello che fin da subito è apparso come un agguato in pieno stile mafioso.

Una carneficina cui hanno assistito i due fratellini di Domenico. Dei piccoli sopravvisuti si sta occupando ora una equipe di psicologi ed il presondale dei servizi sociali del comune di Palagiano. Restano abbottonati intanto gli investigatori sulle indagini. Silenzio assoluto. Nulla trapela perchè siano tutelati i due fratellini e, perchè  in alcun modo, proprio chi ha commesso il crimine, possa venire a conoscenza delle mosse degli investigatori.

Parliamo di oltre un centinaio di uomini messi in campo a livello locale e giunti anche da Roma. Uomini del Ros, Reparto Operativo Speciale dei carabinieri e dello Sco, Servizio Centrale Operativo della polizia. Un pool di professionuisti con   a disposizione strumentazione di altissima tecnologia. Fin da subito si è parlato di tre filoni investigativi i particolare : il primo riguarda i legami presunti di Cosimo Orlando con il mondo della droga, il secondo cercherebbe il movente nel passato di Orlando. Passato macchiato da un duplice omicido per il quale , dopo 13 anni di carcere, l’uomo era in semilibertà. E  la terza ipotesi riguarda invece la compagna di Orlando e, fa associare il movente del triplice omicidio,  all’assassinio di Domenico Petruzzelli, ucciso nel 2011, ex della 30enne e padre del piccolo rimasto coinvolto.

Questa terza supposizione però, secondo chi ha ritenuto fin da subito che fosse Orlando il vero e unico obiettivo dei killer,  resta  la meno probabile . La complessità dell’indagine non fa prediligere, almeno per ora, una pista rispetto all’altra. Continua dunque il lavoro degli inquirenti.