Nuovo piano A2A: “Così arriveranno più rifiuti da bruciare”

Legambiente e il geologo franco magno contro il nuovo piano A2A: "Così-dicono-verranno bruciati più rifiuti nella centrale Edipower"

centrale edipower

BRINDISI-  “L’Ecoergite? Solo sinonimo per i propri interessi industriali. Il Comune può fare di meglio”. Il geologo Franco Magno, assieme a Legambiente Brindisi, va all’attacco dopo la presentazione del piano industriale di A2A che per centrale Edipower ha depositato presso la Provincia ed il Comune di Brindisi il progetto per la produzione di Ecoergite e il relativo studio di impatto ambientale. Un modo, secondo l’azienda, di abbattere l’uso del carbone e che consentirebbe il mantenimento dei posti di lavoro.

La centrale lavorerebbe ricevendo ogni anno 95mila tonnellate di CSS, il combustibile solido secondario, prodotto in regione, per essere trasformati, grazie alla tecnologia brevettata dalla società, in circa 75.000 tonnellate di Ecoergite®, destinate al funzionamento della centrale Edipower.

Al di là del linguaggio tecnico, significa che il CSS, ottenuto – è bene chiarire – dai rifiuti e proveniente da tutta la Puglia, non sarebbe bruciato tout court ma subirebbe nell’impianto di Costa Morena un trattamento, prima di essere utilizzato nella co-combustione con il carbone.

Magno punta l’indice, ricordando che già sei anni fa un progetto poi sfumato ottenne il parere favorevole per recuperare “a freddo” tutte le componenti costituenti l’allora CDR e fino a percentuali di recupero superiori al 95-97%. “Quindi nulla di nuovo dal punto di vista tecnologico – dice il geologo – se non un interesse precipuo di Edipower-A2A di tornare sul mercato energetico nazionale riportando in vita una centrale (Brindisi Nord) destinata, in termini autorizzativi e efficienza (minore del 34%) a chiudere definitivamente il proprio ciclo di vita”.

Non solo. Ci sarebbe anche la beffa: “Con l’attuale previsione il quantitativo di CSS sarà molto maggiore; e questo per compensare il minore potere calorifico che ha l’Ecoergite”.

L’alternativa per l’impianto? Opportunamente adeguato, sarebbe “in grado di separare e portare a recupero tutte le componenti costituenti il CSS (plastiche nei vari polimeri, fibre tessili e legnose, carte e cartoni), senza alcuna necessità di utilizzarlo per la combustione”. Ma su questo arriva la stoccata all’amministrazione: “C’è il dubbio, legittimo, sulla capacità intuitiva della componente politica e tecnica del Comune di saper cogliere le opportunità (risorse) previste dalla Regione e sulla capacità di saperle rendere “socialmente utili” attraverso la riduzione della tariffa sui rifiuti”.