L’energia verde è troppa, ma l’Enel chiede l’installazione di altre 8 pale

Mentre in Puglia risulta che sia troppa e sia inutilizzata l'energia verde prodotta, il colosso dell'energia Enel green power presenta nuovo progetto per centrale eolica nel Brindisino

eolico

BRINDISI- Enel Green Power tenta il bis: a San Vito dei Normanni, dopo la centrale eolica da sei torri in fase di realizzazione da un anno, la società del colosso italiano chiede di realizzarne un’altra, per ulteriori complessivi 16 Mw. Sembra una beffa. La nuova richiesta di valutazione di impatto ambientale è stata depositata presso il Settore Ambiente della Provincia di Brindisi e pubblicata sull’ultimo Bollettino regionale.

Arriva proprio mentre in Puglia ci si arrovella su come provare a porre un tetto alla produzione di energia da fonti alternative, che è troppa e così tanta da restare inutilizzata. Come hanno fatto emergere i dati nazionali, la produzione alternativa copre il 55 per cento del fabbisogno della regione. Una conquista, se non fosse, però, che in alcune ore del giorno l’energia verde prodotta superi quella necessaria e la capacità di trasporto della rete, tanto da essere gettata via. Uno spreco pagato a peso d’oro, due volte: dal territorio in termini di scempio paesaggistico e, dall’altro lato, dalle casse pubbliche, visto che lo Stato, tramite il Gse, copre per intero i costi degli incentivi ai produttori.

Et voilà. Ecco, dunque, che, come se niente fosse, rispunta dal cassetto un nuovo progetto, di cui ignora l’esistenza anche il sindaco di San Vito dei Normanni, Alberto Magli: otto aerogeneratori da 2 Mw ciascuno da far sorgere in località Battimurro, e da connettere al cavidotto in costruzione in agro di Latiano. Zona d’ulivi a perdita d’occhio. E, infatti, tra i possibili principali impatti ambientali individuati per il progetto, oltre a quello visivo ‐ paesaggistico, c’è anche quello agricolo legato alla matrice olivetata dell’area. Non solo, conseguenze potrebbero esserci anche sull’avifauna, per la presenza di un’area di ripopolamento dello storno.È entro 60 giorni che potranno essere presentate osservazioni.