Kater I Rades, 17 anni dopo. La tragedia rivive a teatro

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relitto della barca 'Kater I Rades'

BRINDISI- Come nella strage di Ustica. 81 nella più grande tragedia del mare negli anni in cui Lampedusa era il Salento. Sono passati 17 anni dalla tragedia della Kater I Rades, la motovedetta albanese speronata dalla corvetta della marina militare italiana nella notte del venerdì santo del 1997.

A bordo uomini, donne e bambini: più di cento. Se ne sono salvati solo una trentina. Tra cadaveri e dispersi mai più ritrovati, 81, appunto, le vittime albanesi. Una storia che ha segnato il Canale d’Otranto e che Lecce ha vissuto nel suo risvolto giudiziario, quello per cui sono stati condannati i comandanti delle due navi, quella italiana e quella albanese. Nessun altro. Con il dubbio, però, che la protezione arrivata da molto in alto abbia potuto soffocare anche le indagini.

“Tra nastri cancellati, registrazioni incomprensibili, video che non funzionano, si proietta anche qui l’ombra di quelle storie – da Mattei a Ustica – per le quali gli Italiani non hanno diritto a sapere la verità”. È la denuncia che arriva dal teatro civile, quello della compagnia Thalassa, che quella tragedia l’ha rivista, riesplorata, ri-raccontata, come avevano già fatto il regista Simone Salvemini e lo scrittore Alessandro Leogrande. 

Il debutto di “Kater I Rades Secondo movimento”, in serata a Brindisi, vuole essere la prima importante tappa di un lungo viaggio che ha portato al recupero del motore e delle parte lignea della motovedetta, da dieci anni in abbandono nel porto di Brindisi. Una parte dell’imbarcazione è diventata un’opera d’arte, a Otranto, dove pure, però, ci si aspettava più attenzione e invece, dopo l’inaugurazione, sono stati problemi e dimenticanza.

Una parte dei legni, invece, è in corso di restituzione al governo albanese. Quella restante verrà destinata al Centro culturale Santa Chiara dove sorgerà il Museo della Memoria Migrante.