Usura, 7 in manette: tra gli arrestati anche un direttore di banca

7 persone sono finite in manette all'alba, arrestate dai carabinieri con l'accusa di usura ed estorsione. Tra queste anche l'insospettabile direttore della filiale della Banca Popolare Pugliese di Guagnano. Due imprenditori hanno denunciato e permesso l'avvio delle indagini

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LECCE- 7 arresti per usura, estorsione e attività finanziaria abusiva, a vario titolo, per due anche l’aggravante mafiosa. Strozzinaggio ai danni di imprenditori gettati sul lastrico da personaggi che dei prestiti a strozzo avevano fatto la loro attività, perchè a parte Pasquale Giannotte, Panettiere e Luigi Albanese, direttore di banca, altro non facevano. 

E tra i 7 finiti in manette, anche una donna attualmente ricercata in Germania dove si era trasferita da tempo , emerge proprio il ruolo dell’insospettabile bancario, direttore della filiale di Guagnano della Banca Popolare Pugliese che approfittando del suo ruolo, della perfetta conoscenza della situazione bancaria di ogni cliente, in diverse occasioni aveva concesso in prestito somme di denaro, aveva incoraggiato clienti in difficoltà a rivolgersi a canali esterni poco leciti, si prodigava in favori, prorogando ad esempio l’incasso degli assegni postdatati, in cambio però di regalìe di diversa natura: televisori, computer, riparazioni gratis dall’auto, tagliandi e revisioni in omaggio.

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Perchè ad essere caduto nella rete dei 7 presunti usurai è stato anche il titolare di una concessionaria. Alla denuncia del concessionario si è aggiunta quella del titolare di una sala giochi , costretto per i debiti a chiudere l’attività.

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Secondo le indagini portate avanti dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce al comando del capitano Biagio Marro coordinati dalla Dda e dal sostituto procuratore Alessio Coccioli, i presunti usurai agivano autonomamente.

Oltre ad Albanese sono finiti in carcere Fernando Antonio Olivieri, già condannato x 416 bis, molto vicino al clan Tornese, il suo braccio destro Ciro Iaia, Elio Quaranta, Antimo Leone, Pasquale Giannotte. L’usura avveniva con modalità mafiose: per convincere le vittime a pagare venivano tirati in ballo personaggi della Scu di Monteroni. Se non paghi te la dovrai vedere con la Scu”, era la classica minaccia che spesso si traduceva in ritorsioni vere e proprie. Una delle vittime era stata colpita con un piccone e poi costretta, per un debito di 10 mila euro, a svendere un terreno, che valeva il triplo , per quella somma.

Il meccanismo era quello degli assegni post datati: la vittima chiede denaro in prestito, in cambio dà allo strozzino un assegno post datato già decurtato degli interessi del 10% e con un tasso di interesse mensile del 10% che in un anno diventa del 120%. Le indagini, partite nel febbraio del 2012, sono supportate da intercettazioni telefoniche e acquisizione di documenti, assegni e appunti. Le vittime accertate sono numerose, anche se al momento, solo due hanno denunciato. Diversi anche gli indagati. La Banca Popolare Pugliese nella vicenda è naturalmente parte lesa.

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