Tentato omicidio Manca e Greco, l’accusa chiede quasi 40 anni di carcere per tre

Sono state formulate oggi le richieste di condanna per i tre presunti complici coinvolti nell'omicidio di Marino Manca e Luca Greco. Il pm ha chiesto quasi quarant'anni di carcere per Salvatore Milito Michele Intermite e Patrik Colavitto.

tribunale

SQUINZANO- Quasi 40 anni di carcere sono stati richiesti dall’accusa nel processo per il tentato omicidio di Luca Greco e Marino Manca, entrambi di Squinzano. Le richieste sono state formulate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, davanti al gup Simona Panzera, al termine del processo che si è svolto con rito abbreviato. Salvatore Milito rischia una condanna a 18 anni di reclusione; Michele Intermite a 16 anni e mezzo; e Patrik Colavitto a 4 anni. La sentenza potrebbe arrivare già nella prossima udienza che si terrà l’8 aprile.
Intanto la parola è passata ai difensori: gli avvocati Cosimo Rampino, Giovanni Valentini, Ladislao Massari, Angelo Casa e Davide De Santis. I fatti risalgono all’8 settembre del 2012.  Secondo la ricostruzione operata dall’accusa, lo squinzanese Milito e il tarantino Intermite si presentarono nella villa di Greco tra Squinzano e Trepuzzi con il pretesto di acquistare la motocicletta di Manca. In realtà, le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce e dai colleghi della stazione di Squinzano hanno svelato che si sarebbe trattato di un tranello accuratamente studiato.

Una volta giunti sul posto, però Intermite, secondo l’accusa, ha estratto una pistola semiautomatica calibro 9 corto, l’ha puntata contro Manca ed ha provato ad esplodere un colpo. Ma l’arma si sarebbe inceppata e Manca è riuscito a scappare. Così Intermite, sollecitato da Milito, ha cercato di correre ai ripari aggredendo Greco. Inizialmente lo ha colpito con la pistola. Poi, con un coltello, gli ha inflitto ben ventiquattro fendenti su torace, addome e nuca. E i due si sono dileguati. Ora rispondono di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Coinvolta nel processo c’è anche una terza persona: il brindisino Patrik Colavitto accusato di favoreggiamento personale aggravato dalle modalità mafiose perché, secondo quanto emerso nel corso degli accertamenti, avrebbe ostacolato le ricerche di Milito fornendo al 41enne la propria abitazione nella periferia di Brindisi, come covo per sfuggire agli investigatori.