Operazione “Villa Franca”, la Procura punta i fari sulle seconde case

Dopo la maxioperazione "Villa franca", che ha messo i sigilli a 90 case di lusso costruite "con l'inganno" nelle campagne di Francavilla Fontana, la procura di Brindisi accende i fari sulle seconde case.

francavilla polizia

FRANCAVILLA- Dopo il mega sequestro di 90 ville di lusso che ha portato sul registro degli indagati 199 persone con l’accusa di lottizzazione abusiva, su Francavilla la Procura di Brindisi ha puntato tutti i fari. O meglio: li ha puntati sulle case in campagna, le seconde case che in molti possiedono. 

L’operazione, denominata non a caso “Villa franca”, ha svelato una pratica evidentemente molto in uso e da anni: con un semplice atto notorio, una persona dichiara di essere bracciante agricolo per ottenere il permesso di costruire una civile abitazione, in zona agricola, dove è consentita la sola edificazione di immobili con i requisiti della casa colonica.

Le verifiche incrociate presso l’Inps e presso il centro territoriale per l’impiego hanno permesso di accertare che circa il 90 per cento delle attestazioni di qualifica era falso. La consulenza tecnica disposta dalla Procura ha confermato che quasi tutte le abitazioni erano diventate civili abitazioni (alcune con piscina) utili a trascorrere le ferie estive, senza nulla avere a che vedere con l’attività agricola. È questa la fotografia emersa dai 500 fascicoli acquisiti presso l’Ufficio tecnico comunale, per ognuno dei quali è stato eseguito un sopralluogo e avviati accertamenti in tutto il territorio nazionale, visto che alcuni richiedenti sono residenti in altri comuni.

400 gli immobili risultati non in regola, figli di permessi di costruire che, secondo la Procura, sono da ritenersi illegittimi per la carenza dei requisiti oggettivi, per la falsità in atti accertata dagli investigatori e per irregolarità di altra natura, in particolare per la violazione di norme che riguardano la tutela paesaggistica. Tra gli indagati, ex dirigenti comunali, professionisti, politici, coinvolti però non nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche ma nelle loro vesti di tecnici o progettisti delle villette finite sotto sequestro preventivo.

E le indagini sono tutt’altro che concluse.