Fotovoltaico col “trucco”, il 28 marzo in 27 davanti al giudice

Comincerà il 28 marzo il processo a carico della lobby del fotovoltaico. 28 gli indagati nell'ambito dell'operazione "Blackout" che smascherò un progetto finalizzato a realizzare decine di parchi aggirando la normativa.

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BRINDISI- Fotovoltaico col trucco e “bilingua”, tra Italiano e Spagnolo, a processo il 28 marzo quando in 27, tra 10 persone fisiche e 17 giuridiche, prenderà il via davanti al Tribunale di Brindisi. Un altro imputato sarà invece giudicato il prossimo luglio con rito abbreviato.
Si tratta del primo step in aula dell’inchiesta portata avanti dalla procura adriatica. L’accusa di giudizio immediato, richiesta dal pubblico ministero Nicolangelo Ghizzardi e disposta dal Gip Paola Liaci, riguarda la presunta truffa messa in piedi dalla “lobby” che voleva trasformare il territorio brindisino in una enorme distesa di silicio e pannelli. L’operazione blackout, lo scorso 19 settembre, portò a 10 arresti e 24 indagati, tra questi 4 donne e 5 cittadini spagnoli. 27, invece, i parchi fotovoltaici sequestrati per un’estensione di circa 120 ettari e circa 7 milioni di euro confiscati per equivalente.

Numeri da capogiro, bilancio delle indagini operate dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Brindisi, il Noe dei carabinieri e il corpo forestale dello stato. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione dei parchi fotovoltaici in maniera fraudolenta, frazionandone artificiosamente la proprietà allo scopo di eludere la normativa che sottoponeva ad autorizzazione regionale la realizzazione di impianti di potenza superiore ad un megawat e fruire così, indebitamente, degli incentivi economici.

Somme da capogiro, considerando che 303 milioni di euro sarebbero stati erogati a breve. L’indagine li ha bloccati in tempo. Un’accusa quella dell’associazione nel settore, contestata per la prima volta. In questo modo tutti gli impianti incriminati, senza alcuna autorizzazione regionale e paesaggistica hanno di fatto modificato la destinazione agricola dei terreni. La maggior parte si trova a Brindisi, gli altri a Francavilla Fontana, Cellino e Torre Santa Susanna.

Un sistema di scatole cinesi , quindi, che gli inquirenti hanno ricostruito. Tra gli arrestati anche Roberto Saija, uno dei vertici dell’organizzazione insieme a Gaetano Buglisi ed Ettore Zanazzo. In manette anche Carmine di Giglio, ex country manager di Global solar found Italia, la più grande holding del fotovoltaico. Nell’indagine sono finiti anche due leccesi: Paride de Masi, indagato per i reati contestati, con la Italgest finita nelle indagini e l’ingegnere Danilo Greco.

Figurano anche nomi di tecnici del comune di Brindisi: tra cui l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico, Carlo Cioffi, avrebbero attestato che alcuni impianti non ricadevano negli ambiti di tutela paesaggistica, il tecnico istruttore Alberto Fiani e il funzionario Teodoro Intini. Il Comune, così come la Regione Puglia, è stato individuato come parte offesa.

Quello che emerge dall’inchiesta è uno scenario già anticipato in una puntata dell’Indiano andata in onda nel dicembre 2010 dedicata proprio al fotovoltaico di Brindisi.