Vittime di mafia. E di inquinamento

Segno Urbano

Nel giorno della memoria delle vittime della mafia, il ministro dell’Interno Angelino Alfano arriva a Taranto per la riunione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. La strage di Palagiano ha richiesto l’intervento dello Stato e lo «Stato c’è», ha detto Alfano. La risposta dello Stato ai tre morti di mafia a Taranto non si farà attendere, «il sangue innocente versato non può restare impunito». Così arriveranno in città altri «ventitré uomini» in divisa oltre i sessanta tra poliziotti e carabinieri già inviati dal Viminale.

Da Taranto, secondo Alfano, partirà un «nuovo modello di contrasto del crimine, un piano di controllo che significa soprattutto monitoraggio». E parla di «georeferenziazione dei reati», cioè di una mappatura per numero e tipologia in un determinato territorio. Poi annuncia un «desk interforze che avrà il compito di fare una analisi permanente dei profili dei singoli soggetti scarcerati o che stanno per lasciare il carcere».

Tutto questo dovrebbe «impedire di svuotare le carceri e di riempire i cimiteri». A Taranto i cimiteri si riempiono soprattutto di vittime dell’inquinamento. Vittime silenziose, innocenti, di cui lo Stato si è lavato le mani per anni. Qui i fumi dell’Ilva fanno paura quanto i proiettili.

«Lavoreremo alle bonifiche – ha spiegato Alfano – e allo stesso modo dovremo evitare che la chiusura del siderurgico possa diventare un problema anche di ordine pubblico». Anche respirare sembra diventato un motivo per dividersi: com’è l’aria a Taranto quasi due anni dopo l’intervento della magistratura che sequestrò gli impianti che provocano malattia e morte? Migliore, secondo Arpa Puglia. Ancora carica di inquinanti, secondo l’associazione ambientalista Peacelink. E lo Stato che fa? I decreti approvati in questi mesi stanno aiutando davvero la popolazione? Soltanto pochi giorni fa un’altra bambina è morta per un tumore al cervello: una storia insopportabile che si ripete e che tra i due mari diventa triste consuetudine.

E per fermare questa vergogna non servono altri agenti sulle strade, non occorre mappare i reati, monitorare i detenuti in semilibertà, non basta dire che sarà fatta giustizia. Lo Stato non può dimenticarsi di queste vittime e parlare di legalità dove per legge si è autorizzata la produzione di acciaio nonostante i pericoli accertati per la salute dei cittadini. “Non si toccano i bambini” c’è scritto su un manifesto sui muri di una scuola a Palagiano per ricordare il piccolo Domenico, ucciso senza pietà da mani assassine. Nessuno dimentichi Domenico e i bambini che ogni giorno lottano per restare aggrappati alla vita.

Nicola Sammali