AVVELENATI E AFFUMICATI

Segno Urbano

“Mettete la parola fine allo scempio che vi tiene prigionieri. I vostri figli ve ne saranno grati. Abbiate il coraggio di pagare il debito con la giustizia. Poi cominciate a respirare la vita. Anche noi, Chiesa nella quale foste battezzati, chiediamo perdono per tutte le volte che non siamo santi come il Signore ci voleva” (don Maurizio Patriciello su “Avvenire”, marzo 2014).

Maurizio Patriciello, prima di diventare “don”, era comunque in prima linea. Per dieci anni ha curato le ferite del corpo in ospedale. Era caporeparto. Adesso lenisce le ferite dell’anima e quel suffisso ha poca importanza. Come nel passato, anche adesso è in prima linea.

Combatte contro i veleni, le storture, i soprusi di quella che tutti definiscono “Terra dei Fuochi”. E un martedì di marzo era in un’altra terra di fumi e ingiustizie. A Taranto, don Maurizio ha accettato l’invito dell’arcivescovo Santoro e ha parlato alla comunità jonica. Da nessun pulpito ma, come sempre, dritto negli occhi. E nel cuore della faccenda.

«Per trent’anni il governo non si è mai interessato alla situazione e questo lascia a desiderare. L’ultima legge è nata asfittica, col peccato originale: bisogna capire il mandante dei roghi e non c’è stata la volontà di capire la verità. I problemi di Taranto e Terra dei Fuochi sono diversi ma le sofferenze sono simili. Qui c’è l’Ilva ed è chiara la fonte inquinante. Da noi per anni sono stati interrati inquinanti. Forse in passato la Chiesa non ha ritenuto di scendere in campo in prima persona, questo è l’errore».

Nella realtà virtuale, la sua pagina facebook è spesso invasa da richieste di semplici cittadini e attestazioni di fiducia. E sempre sul social network, la giornalista Selvaggia Lucarelli ha creato una pagina dal nome “La Terra dei fuochi non è sola”: una vera e propria chiamata a raccolta di diversi personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della musica per adottare un comune affinché “questo territorio e la sua gente non muoiano avvelenati e dimenticati da tutti”.

Anche la cantante salentina Emma Marrone ha aderito alla campagna pubblicando una foto con un cartello che recita “San Felice a Cancello non deve morire”.

Nella realtà quotidiana, invece, don Maurizio è passato dalle corsie dei nosocomi ai roghi delle discariche abusive. Con una capatina al Senato della Repubblica, dove è stato ascoltato dalla commissione Ambiente. Durante l’audizione gli è stato chiesto cosa ci facesse un prete in questa storia. «Dove non corrono i cavalli, corrono gli asini. Anzi i ciucci, si dice in napoletano. Questa è stata la mia risposta a quelli che sono i cavalli di razza. Stiamo facendo un lavoro di supplenza».

Terre di fuochi, fumi e veleni. Simmetrie e corrispondenze angosciosamente tangibili. Come, alla stessa maniera, è sovrapponibile per Taranto l’auspicio di don Maurizio: “Occorre non abbassare la guardia. Ormai è chiaro che si punta sulla stanchezza e sullo scoraggiamento della gente per negare, negare, negare anche l’evidenza. Gli interessi privati sono tanti. Ai negazionisti nostrani voglio ricordare solo che, come tutti noi, anch’essi e i loro figli corrono gli stessi rischi. Che Dio li perdoni per ogni notizia falsa che danno, per ogni minuto prezioso che fanno perdere, per il loro egoismo e per tutti i tentativi messi in atto per difendere i colpevoli”.

Alessio Pignatelli