Abusi sulla figliastra, “Non l’ho mai toccata”

Ha respinto le accuse il contadino di Sannicola arrestato per i presunti abusi sulla figliastra. “Non l'ho mai toccata” ha detto e ha chiesto di tornare in libertà.

de matteis

SANNICOLA- “Che io possa morire anche adesso. Non l’ho mai toccata: l’ho sempre trattata come fosse figlia mia”. Questo ha detto il contadino 52enne di Sannicola, arrestato dai carabinieri della Compagnia di Gallipoli, con le accuse di violenza sessuale continuata e aggravata e di riduzione in schiavitù nei confronti della figlia della sua compagna.

Si è svolto questa mattina l’interrogatorio di convalida davanti al giudice Antonia Martalò al termine del quale, il difensore del 52enne, l’avvocato Rossano Pisanello, ha chiesto la revoca della misura.  La vittima, una studentessa oggi 23enne, sarebbe stata costretta per 7 anni, a subire violenze dal patrigno. Stanca della situazione, ha così trovato il coraggio di denunciare quell’uomo che era diventato ormai il suo incubo.

La mamma della ragazza era all’oscuro di tutto, non immaginava nemmeno lontanamente che il suo uomo approfittasse della figlia da quando aveva solo 16 anni. Non sapeva delle sue morbose attenzioni e delle sue reazioni violente quando la ragazzina cercava di sottrarsi a quegli incontri.

In alcune occasioni l’avrebbe anche minacciata con un grosso coltello da cucina. Doveva stare zitta e fare solo quello che le diceva lui. Così non è riuscita più a tacere. Ha raccontato tutto alla madre e, insieme con lei e con il fidanzato si è presentata nella caserma dei carabinieri di Sannicola e, tra le lacrime, ha raccontato l’inferno vissuto fra le mura domestiche.

L’uomo, volto già noto alle forze dell’ordine, accusato di tentato omicidio nel 1998, risponde anche di riduzione in schiavitù. Più volte, infatti, avrebbe sottratto la sim del cellulare alla figliastra per evitare che comunicasse con l’esterno.