Farmaci prescritti anche ai defunti, 407 casi in due anni

Ricette mediche intestate a persone che risultano defunte. Succede nella Asl di Lecce, dove sono stati riscontrati 407 casi in due anni. Anomalie dovute ad errori delle banche dati o intenzionali, ora si scrive in procura

asl

LECCE- Medicinali prescritti anche ai morti. Se non è uno scherzo, poco ci manca, con conseguenze dirette, però, sulla spesa farmaceutica, come emerge dalla relazione inviata dalla stessa Asl alla Corte dei Conti. Se si sia dovuto a dolo, a colpa o a qualche disfunzione del sistema è ciò che i controlli dovranno stabilire.
Ciò che è certo è che l’anomalia è venuta a galla durante le verifiche incrociate effettuate dalla Asl di Lecce, che ora corre ai ripari rafforzando le azioni di verifica e scrivendo alla Procura. Un campione di ricette rilasciate dai medici di medicina generale sono state comparate con nominativi corrispondenti a pazienti che il sistema informatico SVIMIEDOTTO rilevava come deceduti. Così i nodi sono venuti al pettine e non si tratta di pochi casi. Anzi.

I controlli effettuati nel 2011 e relativi al secondo, terzo e quarto trimestre 2010 hanno appurato che su 682 ricette selezionate nella sede di Lecce e circa la metà in quella di Maglie, ne sono state riscontrate in totale 333 anomale. Nel 2012, invece, su un totale di 620 prescrizioni selezionate, un quarto, 174, sono risultate corrispondenti, appunto, a nominativi di persone date per decedute, anche se, è da precisare, non necessariamente potrebbero essere morte. Ed è qui il fulcro della questione.

Molto spesso, come spiegano dall’Area farmaceutica della Asl, si tratta di un problema di disallineamento dei dati tra i registri anagrafici del sistema sanitario regionale e quelli dei comuni, non sempre informatizzati e aggiornati in tempo reale. Tra l’altro, sta provocando conseguenze anche il fatto che 5mila pazienti, solo a Lecce città, non hanno risposto al censimento del 2012.

La discrasia potrebbe essere dovuta, ancora, a errori nella compilazione del codice fiscale oppure alla mobilità di pazienti residenti e non o, ancora, potrebbero esserci casi di omonimia. Altre volte, l’errore è intenzionale. Per questo si procede alle verifiche caso per caso, trasmettendo le segnalazioni ai distretti, che chiamano i medici a controdedurre.

E laddove si intravedono i profili della presunta truffa, si valuta il rilievo penale. E, come annunciato ora dalla direzione generale della Asl, si stringono le maglie, attraverso un prossimo richiamo ai direttori dei distretti per rafforzare i controlli e con azioni di recupero a carico dei medici.