Costa a rischio crolli, Federbalneari minaccia esposti

Il Salento è in allarme, dopo l'ordinanza della guardia costiera che dichiara inaccessibili interi tratti della costa Adriatica, ma i guai non finiscono qui: a rischio anche altre coste. Federbalneari minaccia esposti contro gli enti che non si sono mossi in tempo. Presto si terrà un tavolo tecnico.

Della Valle

SAN FOCA- Il Salento, dopo il provvedimento della Guardia Costiera, che blocca una parte importante della Costa Adriatica si risveglia sotto shock. Nello specchio acqueo fino ad una distanza di metri 50 (cinquanta) dal tratto di costone roccioso a picco sul mare, da San Foca a Otranto, “è inibita la navigazione, la sosta e l’ancoraggio di tutte le unità navali in genere, la balneazione, la pesca professionale e/o sportiva con qualunque tecnica nonché l’espletamento di qualsiasi attività subacquea e di superficie connessa agli usi del mare”. L’ordinanza resterà in vigore fino a quando non sarà messo tutto in sicurezza. Gli operatori turistici tremano. La Capitaneria di Porto ha deciso, davanti ai tempi biblici delle istituzioni e al cedimento della falesia lungo la costa di San Foca, di intervenire in maniera determinata per garantire la sicurezza delle persone.

Adesso tutti cercano di correre ai ripari: a breve si terrà un tavolo tecnico interistituzionale. In Regione, lunedì, i tecnici e l’assessore al ramo si riuniranno per esaminare la situazione: poi, ci sarà l’incontro con gli enti locali e le associazioni. In questo caso l’unica soluzione è mettere mano a risorse straordinarie prima che sia troppo tardi. Il rischio di un grave danno al turismo salentino è sempre più reale.

Intanto, Ferderbalneari, per bocca di Mauro Della Valle minaccia esposti in procura per disastro ambientale contro quegli enti che in questi anni non sono intervenuti, pur essendo in piedi da 2 anni uno studio dell’Università del Salento per la gestione degli interventi e dal 2009 le linee guida per le coste. “Da 10 anni i comuni hanno tra le loro mani denunce e fascicoli sulle situazioni di pericolosità ed emergenza, ma la politica non si muove, nemmeno dopo aver intascato la tassa di soggiorno” – tuona Mauro della Valle.

Luciano Cariddi, però avverte che la tassa di soggiorno, quei circa 600 mila euro che si ricavano, servono per interventi ordinari, come pulizia delle pinete e altro e non bastano per gli interventi sui costoni rocciosi: le risorse esigue non risolvono la situazione. Il guaio è che presto la stessa situazione e gli stessi interventi potrebbero essere necessari a Ugento, Salve, e perfino nelle marine leccesi, secondo il presidente dei Federbalneari. Il alcune di queste località il rischio geomorfologico è elevatissimo.

Intanto, per quanto riguarda le risorse Cariddi avverte che ogni comune sta lavorando al piano delle coste, con molte difficoltà nell’individuare i tratti che rendono possibile la balneabilità e che il 17 marzo ci sarà un incontro con Di Gioia. Gli operatori turistici chiedono l’intervento della regione e degli ingegneri costieri dell’Università del Salento. Ci vuole una programmazione seria, spiega Della Valle, non basta la vincolistica a pioggia.

Nelle scorse ore, intanto, si è tenuto un incontro in provincia per tamponare l’erosione costiera: la richiesta di un tavolo è stata fatta dai villaggi di Ugento. Il comune si è impegnato a utilizzar la tassa di soggiorno per prendere la sabbia a 200 metri dalla riva e frenare l’erosione. Interventi tampone, mentre il tempo passa e la bella stagione è alle porte.