Pizzo nel fotovoltaico, condanne fino a 12 anni per il clan Buccarella

Pene comprese tra 12 e 4 anni di reclusione sono state inflitte a 10 imputati, tra cui il boss Scu Buccarella

fotovoltaico

BRINDISI- Dieci persone, tra cui il boss della Scu Salvatore Buccarella, sono state condannate a pene comprese tra 12 e 4 anni di reclusione perché ritenute appartenenti ad una associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alle estorsioni, ai furti e al danneggiamento ai danni di imprenditori impegnati nella realizzazione nel brindisino di impianti per la produzione di energia alternativa.

Il processo si è celebrato con rito abbreviato dinanzi al gup di Lecce Vincenzo Brancato.

Nel dettaglio le condanne sono: 0tto anni e otto mesi per Salvatore Buccarella, 54 anni, di Tuturano; dieci anni per Francesco Campana, 40 anni, di Mesagne; dodici anni per Cosimo Giardino Fai, 53 anni di Tuturano, sei anni di reclusione e 5mila euro di multa per Angelo Buccarella, il figlio 35enne di Salvatore; sei anni per Antonia Caliandro, 57 anni, di Tuturano, la moglie di Salvatore Buccarella; quattro anni e 3mila euro di multa per Angelo Dimitri, 39 anni di San Pietro Vernotico, quattro anni per Gabriele Giannone, 39 anni di Tuturano.

Era settembre 2012 quando l’operazione, denominata ‘Helios’, mozzò, in un solo colpo la lunga mano della criminalità organizzata sull’industria delle energie rinnovabili. L’operazione scaturì dall’iniziativa del nucleo investigativo, condotta da dicembre 2009 a giugno 2010, svolta con attività tecniche e suffragata dalle dichiarazioni di 5 collaboratori di giustizia, tra cui l’arcinoto Ercole Penna, che  consentì di accertare l’esistenza di un vasto fenomeno d’estorsione riconducibile al clan ‘Buccarella’ a danno di 7 imprenditori locali e di un messinese, impegnati nei lavori della realizzazione di impianti eolici o fotovoltaici nei comuni di Brindisi: S. Pietro Vernotico, Cellino S. Marco e Torchiarolo.

L’attività criminale era  finalizzata a recuperare denaro per il mantenimento dei sodali in libertà e delle famiglie dei detenuti nonché a garantire il pagamento degli avvocati. Ma anche a favorire l’assunzione, presso i parchi, di affiliati e ‘amici’.