Operazione Froth, i “minuti” erano le dosi di droga

Operazione Froth, tra silenzi e mezze ammissioni, due degli arrestati avrebbero confermato oggi, davanti al gip, nel corso dell'interrogatorio di garanzia che i “minuti” di cui parlavano al telefono sarebbero stati in realtà dosi di droga

Tribunale

LECCE- “I minuti erano le dosi di droga”. Due degli arrestati nel corso dell’operazione condotta martedì dalle Fiamme Gialle lo avrebbero confermato nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Si tratterebbe di Rocco Salvatore Amendolara, 36 anni, di Maglie e Antonio Pisanò, 38 anni, di Novoli.

Gli altri indagati interrogati nelle scorse ore, dal giudice delle indagini preliminari Annalisa De Benedictis, invece, sono rimasti in silenzio, o hanno respinto le accuse, sostenendo che nelle telefonate intercettate nessuno avrebbe parlato di droga.

Il blitz, coordinato dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, avrebbe sgominato due presunti gruppi criminali leccesi, diventati ad un certo punto rivali, che si sarebbero occupati del traffico di droga e dello spaccio, che continuano a rappresentare il principale canale di approvvigionamento di denaro per la malavita organizzata.

In città a gestire gli affari sarebbero state da una parte la cordata che fa riferimento a Gioele Greco, dall’altra quella gestita da Davide Vadacca, un tempo uniti sotto il boss Roberto Nisi. Ma con il capo in carcere sarebbero emersi i contrasti e i due gruppi non si sarebbero fatti scrupoli a fronteggiarsi a suon di agguati e sparatorie: un botta e risposta di sangue che vede tra le vittime Gioele Greco, poi Vadacca, poi i più stretti collaboratori come Bellanova (che davanti al gip è rimasto in silenzio), tutti feriti a colpi di pistola in aree di servizio e sotto casa.

Gli interrogatori proseguiranno nelle prossime ore.