Ilva, la Procura chiede il rinvio a giudizio per Vendola

La Procura della Repubblica di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio per 50 persone e tre società nell'inchiesta sul disastro ambientale che sarebbe stato causato dall'Ilva. Tra coloro che rischiano il processo c'è Vendola, accusato di concussione aggravata

Nichi Vendola

TARANTO- Chiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto nell’ambito dell’inchiesta dell’Ilva del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, e dei proprietari dell’Ilva, Emilio, Fabio e Nicola Riva. A Vendola e’ contestata la concussione verso il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, al sindaco Stefano, invece, l’omissione di atti d’ufficio. Secondo la Procura, Vendola avrebbe fatto pressioni sull’Arpa perchè agevolasse l’Ilva.

Pressioni sfociate nel mancato rinnovo dell’incarico ad Assennato, in scadenza nel febbraio 2011 a causa delle contestazioni giunte direttamente dall’Ilva sull’operato del direttore Arpa. A Stefàno, invece, si contesta il fatto che dopo l’invio di un esposto alla Procura di Taranto nel quale segnalava i danni da inquinamento e soprattutto le malattie, nessuna azione sarebbe stata messa in campo dall’amministrazione comunale. Ben piu’ pesante l’accusa verso Emilio Riva e i figli Fabio e Nicola: per loro infatti il reato è di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.

La richiesta di rinvio a giudizio, firmata dal procuratore, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto, Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano, riguarda tutti i 53 indagati ai quali il 30 ottobre scorso era stato notificato dalla Guardia di finanza di Taranto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Oltre ai nomi di Vendola e Stefano, ci sono, anche quelli dell’ assessore regionale all’Ambiente Nicastro, dell’ex assessore regionale Fratoianni, di diversi dirigenti regionali, tra cui l’ex capo di gabinetto di Vendola, Manna, dell’attuale capo di gabinetto Pellegrino, e del dirigente del settore Ambiente della Regione Puglia Antonicelli.

L’inchiesta e’ partita nel 2009 ma ha subito una vera e propria impennata nel 2012 con l’incidente probatorio davanti al gip Patrizia Todisco, la presentazione di due perizie in cui si evidenziava il pesante impatto dell’inquinamento dell’Ilva sulla salute dei tarantini, quindi i primi arresti e il sequestro senza facolta’ d’ uso degli impianti dell’area a caldo del siderurgico avvenuti a luglio 2012. Poi sono arrivati gli arrsesti a maggio dell ex pres della prv gianni florido e dell ex asss all ambiente mich conserva e, dopo anche gli arresti de i cosiddetti “fiduciari” di Riva: una struttura parallela di governo aziendale con la quale la proprieta’ manovrava e controllava la fabbrica