Appalto mensa ASL, si apre uno spiraglio “salva posti”

Il parere dell'autorità di vigilanza apre spiragli sulla gara d'appalto mensa delle Asl: il prezzo base potrebbe essere leggermente ampliato

lavoratori mense ospedaliere

LECCE- Sul mega appalto per la mensa nella Asl di Lecce, il parere dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici apre uno spiraglio per l’aumento del prezzo della giornata alimentare, ciò che fa la differenza, secondo i sindacati, come salvacondotto dei posti di lavoro che sarebbero in bilico.  Attualmente, la base di calcolo della gara d’appalto da oltre 36 milioni euro per cinque anni è di 12,33 euro a giornata alimentare. Troppo pochi, a detta delle ditte e delle organizzazioni sindacali, per garantire il mantenimento di tutti i livelli occupazionali, che ammontano a 241, la gran parte part time.
Quello è il cosiddetto “prezzo di riferimento” elaborato dall’Osservatorio dei contratti pubblici e obbligatorio per tutte le Asl. Ma quel costo non comprende i lavori di ristrutturazione imposti a chi si aggiudicherà la gara, investimenti che, a dire il vero, non hanno cifre stratosferiche, poiché ammontano, complessivamente, a 747mila euro per tutti i punti cottura ospedalieri, cifra elaborata dalla stessa Asl ma considerata decisamente irrisoria dai sindacati. Secondo l’Autorità di vigilanza, comunque, quella somma va scorporata e il “prezzo a base d’asta andrebbe quindi maggiorato di una quota volta a coprire i costi relativi agli investimenti per macchinari ed attrezzature richiesti”.

Non solo. L’Autorità, nel parere fornito il 13 febbraio scorso, ribadisce anche che “occorre aggiungere che la determinazione dei prezzi di riferimento non preclude all’amministrazione di esercitare la discrezionalità che le compete in sede di determinazione del prezzo a base d’asta, in quanto la tabella relativa al servizio di ristorazione riporta, oltre ai prezzi di riferimento, anche i prezzi mediani quale utile termine di confronto in tutti quei casi in cui il prezzo di riferimento non riesca pienamente a dar conto dell’eterogeneità, anche qualitativa, dei beni e servizi acquistati”.

Tradotto, significa che il prezzo potrebbe ancora lievitare leggermente, ma si sta valutando se la discrezionalità possa essere applicata anche per garantire i posti di lavoro, questione che potrebbe non essere considerata “di pubblico interesse”.  È l’unica luce fioca che si intravede adesso in fondo al tunnel. Secondo i calcoli fatti dalle stesse ditte, il costo del personale incide per il 74% sul costo di gara, per un ammontare di 5.378.977, 65 euro su un capitolato di 7,6 milioni di euro annui.

Tuttavia, non mancano i punti di criticità: ad oggi, nessuna amministrazione d’Italia, nell’elaborare una gara d’appalto, ha fatto riferimento al prezzo mediano. Di più. L’ultima gara per il servizio di ristorazione bandita in questi giorni in Liguria da una Asl ha costi ben più risicati rispetto a quelli proposti da Lecce, pari a 10,50 euro e non a 12,33 a giornata alimentare. Sicuri che sia troppo basso il prezzo salentino?