Acquatina, Unisalento: “Aiutateci”. Il Comune: “Siamo pronti, convocateci”

Per rilanciare l'Acquatina di Frigole, l'Università chiede una mano alle istituzioni locali. “Siamo pronti, ma convocateci in un tavolo tecnico”, risponde il Comune di Lecce.

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FRIGOLE- Un tavolo di concertazione, subito, per l’Acquatina di Frigole. L’Università del Salento chiama. Non c’è tempo da perdere. Se n’è già perso troppo e da solo l’Ateneo non può farcela. A rispondere, per il momento, c’è solo il Comune di Lecce: “Siamo pronti, assieme al collega Alessandro Delli Noci stiamo lavorando da mesi per elaborare una piattaforma di idee che rilanci il sito”, dice l’assessore Gaetano Messuti, che ha la delega alla fascia costiera.

Si attende che dalle parole si passi ai fatti, che dalla voglia di ricredere in quel patrimonio che sta andando in malora e per cui è stato speso un fiume di soldi pubblici, che da quelle intenzioni, tante, belle e diverse, si approdi a un’azione concreta.

Lo ricorda Carlo Storelli, docente di Fisiologia dell’Università: nel 2007, dopo l’inaugurazione del Centro ricerche e il primo anno di start up avviato con mezzo milione di euro da parte dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, tutto è andato in frantumi di fronte alla bufera giudiziaria che travolse Bari e l’allora assessore allo Sviluppo Economico Sandro Frisullo.

Era lui il motore di un’altra iniziativa, quella di un consorzio con una decina di aziende che avrebbero potuto investire in Acquatina e rappresentare il risvolto economico, oltre a quello scientifico, di quella realtà. Tutto si è arenato. Per anni. E tutto potrebbe continuare a rimanere impantanato, anche al termine dei lavori per ulteriori 800mila euro di fondi Pon per la costruzione dell’avannotteria per l’allevamento dei pesci. Fra massimo un anno, quel cantiere dovrebbe essere terminato. Ma senza la quadra di un’intesa interistituzionale è destinato a rimanere una cattedrale nel deserto.

“Ognuno faccia la sua parte- incalza Messuti-. Noi lo faremo. Ci aspettiamo altrettanto da Demanio, Regione e Università. Il primo per la concessione delle aree, la seconda per eventuali fonti di finanziamento legate alla pesca e per agevolare un partenariato pubblico- privato, unico modo per consentire a quella struttura di reggere. Oggi il Comune ripropone la ferma volontà di partecipare ad un tavolo di confronto, ma a convocarlo dev’essere l’Università, che è il soggetto gestore”. Senza questo passaggio non si approderà al resto, ad un bando per aziende che lì vogliano iniziare ad allevare pesci e alimentare il circuito virtuoso che potrebbe dare davvero un futuro a Frigole e non solo. D’altronde, quel centro di ricerca e sperimentazione in acquacoltura potrebbe essere un unicum per l’intera area del Mediterraneo.

E basterebbe solo girare la chiave nel cruscotto per partire. Sempre che si abbia davvero voglia di farlo, per non considerare quei milioni di euro spesi un enorme spreco di denaro pubblico, ora in preda alla ruggine e all’abbandono.