Acquatina, il patrimonio sommerso: le istituzioni dove sono?

Un fiume di soldi pubblici spesi e una mega struttura all'avanguardia dimenticata: così muore l'Acquatina di Frigole, gestita dall'Università del Salento ma dimenticata da tutti gli altri enti.

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ACQUATINA DI FRIGOLE- Era nato per essere il “punto di riferimento per la ricerca e la sperimentazione in acquacoltura per l’intera area del Mediterraneo”. Finanziato all’epoca di Adriana Poli Bortone ministro dell’Agricoltura, nel 1994, con diversi miliardi delle vecchie lire, poi cresciuto a più riprese e a colpi di finanziamenti vari. Da ultimo, nel 2007, mezzo milione di euro arrivato dalla Regione Puglia, somma alla quale si sono aggiunti 100mila euro da parte dell’Università del Salento, che di quel patrimonio è il gestore.

Risale a quell’anno l’Accordo di programma per il completamento e il potenziamento del centro Ricerche, quel grande capannone che si vede lì in fondo, inaugurato pochi mesi dopo, il 25 giugno 2007 e da allora rimasto quasi completamente vacante. Realtà unica nel suo genere, Acquatina. È stato ripetuto più volte. Uno stagno salmastro ampio 45 ettari, un canale che lo collega al mare, un sistema di griglie necessario per l’allevamento dei pesci. Tutto qui. Tutto corroso. Nonostante i sistemi sofisticati installati, come quello per le aperture simultanee delle gabbie. All’interno, vasche in terra e in cemento: vuote.

Il senso dell’abbandono è totale. Basta venire qui, a Frigole, per capirlo. Negli anni, si sono aggiunti i furti di rame, la rotture delle pompe delle vasche, la manutenzione a singhiozzo, troppa onerosa da far sostenere al solo Ateneo.

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All’ingresso della struttura incontriamo una ricercatrice. È qui per trasferire nel bacino delle anguille. Ogni tanto qualcuno s’affaccia. Ma non basta. Sono due, infatti, i binari su cui corre questa storia, binari che avrebbero dovuto incrociarsi ma invece continuano a viaggiare in parallelo: quello della ricerca e quello dello sviluppo economico. Il primo, con diversi stop and go, è comunque andato avanti, tra le difficoltà. Il secondo è stato dimenticato da chi avrebbe dovuto sostenerlo.

Sono stati ricamati progetti straordinari sul complesso di Frigole, tra l’altro Sito di interesse comunitario. Dovevano proliferare aziende legate alla pesca, i famigerati “posti di lavoro”. In piedi c’era già il percorso per la nascita di un consorzio di dieci ditte, per il quale l’Università aveva anche approvato apposito statuto, tutto dietro input dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia, retto all’epoca da Sandro Frisullo. Poi, più nulla. “E non ci sono stati finanziati neppure i due anni successivi di start up, dopo il primo di 400mila euro, da parte dell’assessorato regionale all’Agricoltura”, ricorda Carlo Storelli, docente di Fisiologia e anima di Acquatina.

Lui è ottimista: “fra sei mesi, massimo un anno, termineranno i lavori finanziati da due Pon per 800mila euro, per costruire l’avannotteria, indispensabile per la riproduzione artificiale dei pesci. Era l’anello che ci mancava per completare la parte strutturale. Quello di Frigole è un bene incredibile”.

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Un bene che, però, non può, neanche se tirato a lucido, vivere solo di ricerca. Certo, sono in corso le trattative, ora, perché alcune aziende inizino ad utilizzare la struttura. Ma niente è ancora definito. E senza questa osmosi, senza il flusso di risorse che gli consenta sostenibilità economica, si ritornerà al punto di partenza: fiumi di soldi pubblici spesi e ruggine imperante. Interessa a qualcuno?