Operazione Network, bocche cucite davanti al gip

Sono terminati oggi gli interrogatori di garanzia dei 23 indagati finiti in carcere nel corso dell'Operazione Network: quasi tutti in silenzio. Gli arrestati ai domiciliari saranno interrogati la settimana prossima

ARRESTI LECCE

LECCE- Tutti in silenzio davanti al giudice delle indagini preliminari Alcide Maritati che ha concluso gli interrogatori di garanzia degli arrestati in carcere, nel corso dell’operazione Network. Un blitz condotto all’alba di mercoledì dai carabinieri del Ros e dalla squadra mobile, che hanno sgominato un potente sodalizio di stampo mafioso finalizzato non solo all’estorsione ma anche al traffico internazionale di stupefacenti. E le accuse vanno dalla rapina al porto illegale di armi, dalla ricettazione all’incendio. 36 le persone finite dietro le sbarre.
Le indagini che hanno portato al blitz hanno preso il via da intercettazioni telefoniche e ambientali ed hanno trovato riscontro anche nelle dichiarazioni di Alessandro Verardi, ora collaboratore di giustizia.

Il pizzo imposto ai titolari dei lidi di Torre Specchia e San Foca, si aggirava attorno al 25% sui ricavi, anche se a volte si poteva arrivare ad una richiesta mensile che poteva variare dai 7 ai 10mila euro. Inoltre ai gestori, in alcuni casi, veniva imposta l’assunzione di uomini di fiducia del clan o anche il controllo diretto nei cosiddetti servizi di guardianìa e dei parhceggi.

Quasi tutti gli indagati sono rimasti in silenzio davanti al gip. Tra quelli che si sono difesi, spicca il nome di Giovanni Mazzotta, 40 anni Leccese, accusato di aver commesso un’estorsione insieme con Leo De Matteis, che ha riferito di essere stato vittima di uno scambio di persona.

La descrizione che la vittima ha fatto dell’estorsore, infatti, non corrisponderebbero a lui. La settimana prossima si terranno gli interrogatori degli arrestati ai domiciliari.