Infiltrazioni criminali, al setaccio appalti e politici

Firmato l'accordo antimafia per esaminare ai raggi x le aziende che vincono gli appalti pubblici ma anche i politici eletti o candidati nei Comuni. Al tavolo Prefettura, Procura e enti locali. Il Procuratore Nazionale antimafia Roberti avverte: “La Sacra Corona non è una mafia di serie B”. Motta: “Il consenso sociale può diventare forza elettorale”

PRE LECCE

LECCE-  Infiltrazioni criminali negli appalti e nella politica: si firma l’accordo per setacciare economia e istituzioni. Perché le mani della criminalità, della corruzione e delle organizzazioni mafiose si stanno allungando sempre di più sui comuni e sulle altre stazioni appaltanti. E si stanno infiltrando anche dentro le istituzioni, con politici non sempre specchiati e lontani dagli ambienti criminali.

È il segno di un’attenzione straordinaria a quanto si muove sotto il pelo dell’acqua degli ambienti criminali del Salento. Perché le organizzazioni mafiose del Sud della Puglia non sono di serie B, tutt’altro: sono vive, aggressive e puntano agli affari, anche e soprattutto dentro la Pubblica Amministrazione. A dirlo – forte del suo osservatorio privilegiato – è il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti.

Lo stesso Roberti giunto a Lecce proprio per firmare l’accordo “Architettiamo la legalità”, promosso dal prefetto Giuliana Perrotta e che ha riunito intorno allo stesso tavolo non solo la Procura nazionale antimafia, ma anche un’altra autorità nazionale come Emanuela Garroni, il prefetto che gestisce il pon sicurezza.

L’accordo firmato oggi serve proprio a dare una mano agli amministratori puliti e per bene. Quella siglata oggi nel Salento è infatti una sperimentazione assoluta: per la prima volta in Italia si mettono in comune la banca dati della prefettura con il database della procura di Lecce – rappresentata dal Procuratore Capo Cataldo Motta e dal Procuratore generale Giuseppe Vignola – e ancora con le cosiddette stazioni appaltanti, cioè istituzioni, enti locali, altre amministrazioni, di cui c’era una folta delegazione in platea e che vedeva al tavolo la Regione Puglia, con l’assessore allo sviluppo economico Loredana Capone, e il rappresentante dei segretari comunali, Angelo Caretto.

In sostanza ed in estrema sintesi, le azioni sono due: si semplificano e si accelerano le procedure per le certificazioni antimafia per le imprese che vincono gli appalti. Confindustria svolgerà una sorta di pre-istruttoria che verrà poi validata dalla prefettura sulla base delle informazioni ottenute dalla Procura, anche sui subappalti e durante tutto l’iter dei lavori.

E poi c’è la seconda azione, che punta a verificare la pulizia degli stessi amministratori, locali e non: tutti i nominativi di consiglieri, assessori e rappresentanti politici e perfino dei candidati alle elezioni verranno forniti alla procura di Lecce, che ne verificherà condanne e precedenti, in modo da dare attuazione concretamente alla legge Severino, che impedisce ai condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione di ricoprire cariche pubbliche. Classe dirigente locale passata ai raggi x, insomma, anche per prevenire quei fenomeni di consenso sociale alla criminalità in generale e alla Sacra Corona in particolare che il Salento torna a registrare