Bufera assunzioni Asl, ecco la prova della discriminazione già nel 2013

Altro che caso isolato: nel pieno della bufera sulle assunzioni Asl, si scopre che già lo scorso anno a Lecce sono toccati solo 5 rinforzi sulle 445 deroghe concesse dalla Regione. Sindacati e politica sul piede di guerra

ospedale asl

LECCE- Discriminazione oggi e discriminazione ieri. A Lecce le assunzioni nella sanità arrivate con il contagocce sono il copione già vissuto lo scorso anno, con la delibera della giunta regionale del 5 aprile 2013, quella relativa alle deroghe al Piano di Rientro ed espressamente richiamata anche nella nuova delibera dell’altro giorno. 445 le deroghe complessivamente disposte già lo scorso aprile. E tra tutte queste, a Lecce ne sono toccate appena 5. La tabella, allegata al Bollettino ufficiale della Regione, parla chiaro. Fin troppo: 251 nuove assunzioni al Policlinico di Bari, 26 al Giovanni Paolo II, 65 alla Asl di Bari, 10 a quella di Brindisi, 21 alla Bat, 9 alla Asl Foggia, 15 a quella di Taranto, 43 agli Ospedali riuniti di Foggia. Quelle per Lecce si contano, invece, fuori da ogni metafora, sulle dita di una mano: 4 anestesisti e un cardiologo. Zero infermieri.

Perchè? L’interrogativo rimane, al di là di ogni calcolo tecnico. Di certo, si rafforza ora che, di fronte ai 703 rinforzi annunciati, al netto di quelli del 2013, al Leccese ne toccheranno solo 29. ne erano stati chiesti almeno 220. Neppure un Oss, solo 21 infermieri, 7 anestesisti e un veterinario. “Come è evidente, siamo stati doppiamente penalizzati- tuona Franco Bartolomeo della Cisl-. È gravissimo. E possiamo affermarlo guardando ai due dati, quello delle deroghe e quello dell’ultimo provvedimento che sancisce la fine del piano di rientro. Ci stanno massacrando. Ci mancano oltre trenta primari. Sono oltre duemila i dipendenti andati in pensione negli ultimi anni”.

È duro, quanto lucido, il commento. A cui si aggiunge il diluvio di prese di posizione della politica. “Il provvedimento è assolutamente squilibrato – dice il vice presidente vicario del gruppo Pdl/Fi alla Regione Puglia Erio Congedo- la giunta lo ritiri o lo riformuli. In caso contrario sarei il primo a sollecitare una class action frutto dell’iniziativa di soggetti pubblici e privati”.

“Mettere all’angolo Lecce e’ una costante del governo Vendola, ma sulla salute ci saremmo aspettati qualcosa di più- incalza Paolo Pagliaro, presidente del Mrs-. Anche i leccesi hanno diritti! Questa sara’ una notizia per il governatore Vendola e il Pd, ma e’ cosi’. Se a Vendola non va giu’, noi lo accettiamo, ma ci aiutasse a costituire la Regione Salento per sollevarsi dall’onere di amministrarci”.

Critiche pare erano già giunte nelle scorse ore dall’Udc e, in realtà, dalla stessa maggioranza di centrosinistra, dal democratico Sergio Blasi e dalla stessa Sel, in particolare dal consigliere Antonio Galati e dalla segretaria provinciale del partito Anna Cordella, che, numeri alla mano, hanno dimostrato che a Lecce la media è di un’assunzione ogni 27.627 abitanti, a fronte di quella di Bari di un’assunzione ogni 3.811 abitanti. Senza calcolare le differenze spropositate maturate già lo scorso anno.