Acqua al petrolio? L’Arpa: “E’ tutto ok”. Ma spuntano nuovi nodi

Secondo l'Arpa Puglia, le acque salentine provenienti dalla Basilicata non presentano traccia di idrocarburi. Il nodo resta, però, attorno all'impianto che rende potabile l'acqua, finito al centro delle proteste di comunità locali e ambientalisti

PERTUSILLO

LECCE- Contiene idrocarburi sì, eppure, per l’Istituto superiore di sanità l’acqua del Pertusillo, quella che disseta anche le tre province salentine di Lecce, Brindisi e Taranto, è potabile. È stato reso noto proprio nelle scorse ore, tramite l’assessore alla Sanità della Regione Basilicata, Flavia Franconi, in attesa che vengano pubblicati i risultati dei nuovi rilievi condotti da Acquedotto lucano e Arpab su diversi punti della rete idrica del comune di Tito, in provincia di Potenza.

Non è una storia lontana. Anzi. Non è un mistero che l’acquedotto del Pertusillo, in corrispondenza del nodo idraulico di Parco del Marchese, dove si interconette con quello idrico potabile del Sinni, si biforchi in due rami: quello meridionale va ad alimentare il Salento, quello settentrionale corre verso il Barese.

Ecco perchè quella è storia comune e il livello d’attenzione resta alto, dopo la denuncia arrivata durante il convegno No Triv, tenutosi sabato scorso a Gallipoli. È in quella sede che la geologa Albina Colella, docente dell’Università della Basilicata, ha portato a galla il nodo, pesante quanto un macigno: le analisi eseguite prima con l’associazione ambientalista EHPA e poi con l’Ateneo hanno svelato una concentrazione molto elevata di idrocarburi totali. Il parametro di riferimento, non contenuto in una legge sull’acqua potabile, si può evincere dal parere dell’Istituto Superiore di Sanità, per il quale il limite è di 10 µg/l. Nell’acqua della Val d’Agri, è stato provato, è stato sforato di 656 volte.

L’Arpa Puglia, però, getta, è proprio il caso di dirlo, acqua sul fuoco. “Il problema, in Lucania, interessa solo il comune di Tito. Ad ogni modo, ho confrontato i nostri tecnici- dice il direttore Giorgio Assennato- e in base alle analisi effettuate da Aqp non emergono anomalie nelle acque salentine, dopo il passaggio dal potabilizzatore di Missanello”.

Eppure, il nodo è proprio qui, perchè l’impianto nel comune potentino è il collo d’imbuto attraverso il quale passa l’acqua dell’invaso del Pertusillo, per diventare potabile ed essere depurata da eventuali idrocarburi. Ma chi controlla Aqp? E tutto è liscio come dovrebbe? In realtà, risale giusto al 23 dicembre scorso la delibera con cui l’amministrazione comunale di Missanello protesta formalmente contro Acquedotto pugliese, “resosi indisponibile a discutere delle gravi ripercussioni patite da questa comunità locale a causa delle attività dell’impianto di potabilizzazione”, a cui è imputato l’inquinamento del fiume Agri. Neanche la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) ha ricevuto risposte da Aqp, quando ha chiesto di conoscere se l’impianto fosse in grado di abbattere tutte le sostanze segnalate da alcune analisi che segnalerebbero la presenza di elevati livelli di bario, manganese, alluminio e ferro con tracce di idrocarburi collegabili all’industria petrolifera e all’attività di trivellazione dei pozzi.