Idrocarburi nell’invaso del Pertusillo, si accendono i fari sull’acqua che beviamo

Dopo l'incontro No triv a Gallipoli in cui un'importante geologa dell'Università della Basilicata ha lanciato l'allarme idrocarburi nell'invaso del Pertusillo, si accendono i fari sull'acqua che beviamo.

PERTUSILLO

LECCE- Quella sulla qualità dell’acqua del Pertusillo è una battaglia, di numeri, dati e pareri che va avanti da tempo. Però solo in Basilicata. Eppure le acque dell’invaso del Pertusillo sono quelle che dissetano tutto il Salento.

Non vuole creare allarmismo, ma alzare il livello di allerta sì, la geologa Albina Colella, docente dell’Università della Basilicata, che sabato, in un incontro organizzato dal Movimento Regione Salento a Gallipoli per dire “No alle trivelle”, ha snocciolato i dati frutto delle sue ricerche ed analisi.

Cosa c’entrano le trivelle con l’acqua che beviamo? È presto detto: l’invaso del Pertusillo si trova in piena Val d’Agri, dove c’è il più grande giacimento di idrocarburi finora sfruttato in terraferma dell’europa occidentale, con ben 26 piattaforme petrolifere (ognuna delle quali conta uno o più pozzi). La professoressa -prima con l’associazione ambientalista EHPA e poi con l’università- ha eseguito delle analisi. La Val d’Agri è un’area ricca d’acqua, con più di 600 sorgenti ed è emerso che le acque presentavano una concentrazione molto elevata di idrocarburi totali.

Il parametro cui si deve fare riferimento non è contenuto in una legge sull’acqua potabile, ma si può evincere dal parere dell’Istituto Superiore di Sanità sulla soglia limite per gli idrocarburi totali nelle acque (potabili). Eccolo qui: “Si evince che, per il parametro Idrocarburi totali, la relativa concentrazione limite debba fare riferimento al DPR 236/88, in quanto in quest’ultimo decreto è riportata una concentrazione limite per detto parametro. Si ritiene, pertanto,  che per gli Idrocarburi totali la concentrazione limite  da adottare sia 10 µg/l.”. E invece i microgrammi trovati dalla prof.ssa erano fino a 656 volte oltre il limite. Ovviamente, trattandosi di un invaso -che si riempie e si svuota- la qualità dell’acqua non è sempre la stessa, ma varia. E allora sono stati presi in esame i sedimenti, che sono un vero e proprio registro chimico di quello che avviene nell’acqua. E le cattive notizie sono state confermate.

Il Movimento Regione Salento ha già annunciato che effettuerà delle analisi sull’acqua che sgorga dai rubinetti del Salento e che -se ci sarà sforamento del limite degli idrocarburi- presenterà una denuncia alla Procura della Repubblica. Sull’inquinamento delle acque del Pertusillo, ci sono articoli e servizi tg, -sempre e solo lucani, finora- che parlano dei dati EHPA che smentiscono quelli di ARPAB -l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Basilicata-.

E la prof.ssa Colella punta il dito contro la mancanza della redazione di un piano delle acque: “E’ grazie all’assenza di questo Piano -dice in un’intervista- che le compagnie petrolifere hanno potuto ubicare impunemente i pozzi petroliferi ovunque in Val d’Agri, un’area ricchissima di risorse idriche da tutelare, e cosi ben otto piattaforme petrolifere sono ubicate nelle aree di ricarica degli acquiferi, aree cioè molto vulnerabili all’inquinamento e dunque da tutelare e vincolare”.

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