Ex onorevole contro ex assessore, la Corte d’Appello conferma: “Non ci fu diffamazione”

Dopo un lungo procedimento, anche la corte d’appello di Lecce conferma l’assoluzione di primo grado per l’ex assessore provinciale Tani Roma, querelato dall’allora onorevole Luigi Vitali per alcune dichiarazioni scottanti rese durante una trasmissione televisiva.

OSTUNI- Assolti perché il fatto non costituisce reato. Anche la Corte d’appello di Lecce ha confermato l’assoluzione per l’ex assessore provinciale dell’era Errico Gaetano Roma e per il giornalista ostunese Tonino Saponaro, querelati nel lontano 2007 dall’allora onorevole di Forza Italia Luigi Vitali a margine di alcune dichiarazioni “scottanti” rilasciate ai microfoni di una emittente televisiva locale dall’amministratore.

Nella querela, l’allora parlamentare sosteneva che Roma, durante una trasmissione televisiva, aveva accusato davanti alle telecamere la maggioranza di centrodestra di Francavilla Fontana di consentire abusi edilizi in cambio del sostegno elettorale durante le elezioni. In una parola: corruzione.  I presunti abusi riguardavano l’ampliamento di un capannone industriale, sito nella zona Pip della Città degli Imperiali, “concessi” all’’imprenditore Vincenzo De Castri, poi coinvolto nelle indagini avviate dalla Procura di Brindisi a carico del clan del presunto boss Scu Giancarlo Capobianco.

Lo stesso capannone, per altro, che nell’estate 2012, fu quasi rasò al suolo da un rogo di probabile origine dolosa e su cui, ancora oggi, indagano le forze dell’ordine. Ma questa è un’altra storia.  Quella, cioè, delle dichiarazioni di Roma rese in tv, che fecero arrabbiare l’onorevole pronto, poi, a querelare. Il giudice del Tribunale di Ostuni Genantonio Chiarelli, nel maggio del 2011, sentenziò l’assoluzione per Roma e Saponaro perché “il fatto non costituisce reato”. Vitali, però, non si arrese e ha impugnato la sentenza.

Nel pomeriggio di venerdì, la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado e Roma e Saponaro sono stati assolti con formula piena. All’ex onorevole, condannato invece al pagamento delle spese legale di un procedimento lungo e intricato, non resta così che rassegnarsi.