Chiusura punti nascita, Casarano sul piede di guerra

Dopo la diffida della regione alla Asl per la chiusura dei punti nascita di Gallipoli e Casarano, si riorganizza la protesta sul territorio. I reparti di Ostetricia da chiudere, però, potrebbero salire a tre

ospedale asl

Casarano  (Le) – Non è andata giù la diffida che incalza le Asl di Lecce e Brindisi alla chiusura dei punti nascita di Gallipoli, Casarano e Ostuni. Anzi, nel Basso Salento si torna a indossare la corazza e il sindaco di Casarano, Gianni Stefano, chiama alla mobilitazione i colleghi del circondario, le associazioni e le realtà già nate e coagulatesi attorno al comitato “Pro Ferrari”. Nelle prossime ore, riunione d’urgenza. Quell’ipotesi di soppressione dei reparti di Ostetricia e Ginecologia maturata già nel 2010 e messa in stand by per quattro anni, quella nuova geografia delle nascite in grado di lasciare scoperto l’intero arco ionico in virtù di un semplice calcolo matematico, ecco, è quanto non ci si aspettava potesse essere scongelato ora. Eppure, la comunicazione formale, a firma della dirigente del Servizio Programmazione assistenza ospedaliera e specialistica, Silvia Papini, è inequivocabile. In verità, la nota è già arrivata in via Miglietta il 13 novembre 2013 ed è stata finora tenuta sotto chiave. Un silenzio che, secondo il sindaco di Casarano, la dice lunga, su tutta la linea.

Non è un mistero che, nell’ambito della valutazione per il premio economico di metà mandato, il dg leccese Valdo Mellone abbia ricevuto il cartellino rosso proprio per non aver ottemperato appieno al Piano di Rientro, i cui ultimi tasselli da collocare sono, appunto, le dismissioni dei punti nascita ionici, la chiusura della gastroenterologia e medicina di Poggiardo, con trasferimento a Scorrano, e l’attivazione di cento posti letto nel polo riabilitativo di San Cesario. Eppure, la Asl alza le mani: “aspettiamo risposte dall’assessore alla Sanità Elena Gentile”, ha dichiarato Mellone. La patata bollente torna a Bari, dove, tra l’altro, si ragiona già su un nuovo criterio, in particolare quello di innalzare la soglia di salvataggio dei punti nascita a mille e non 500 parti l’anno. Numeri alla mano, significa che potrebbero rimanere in piedi 4 e non cinque reparti di Ostetricia, su cui concentrare le forze. In realtà, è quella la strada maestra, per garantire la sicurezza delle donne e dei neonati, obiettivo che, anzi, imporrebbe un’accelerata alla soppressione dei punti nascita più piccoli e sguarniti. Sul territorio, ragionando solo su base aritmetica, significherebbe dover cancellare anche il punto nascita di Scorrano, dove si registrano meno nascite.

Allargando lo sguardo alla geografia, invece, porterebbe ad accorpare in un solo reparto i nidi di Galatina e Copertino, ad un tiro di schioppo l’uno dall’altro, facendo salvo, probabilmente Casarano. E’ in fondo un pensiero che solletica gli alti vertici aziendali, che puntano ad una specializzazione delle competenze, una formula del do ut des, per cui Gallipoli potrebbe cedere il punto nascita diventando, invece, il vero trauma center ortopedico della provincia, mentre Copertino farebbe un passo indietro a favore del Santa Caterina Novella, diventando, in compenso, polo pediatrico. Alchimie o riorganizzazione. Ciò che è certo è che tutto andrà a sbattere, nuovamente, contro la nuova campagna elettorale. Con il rischio di essere tutto congelato un’altra volta.