La Regione diffida le Asl di Brindisi e Lecce: “Chiudete quei punti nascita”

“I punti nascita di Casarano, Gallipoli e Ostuni vanno chiusi”. Così la Regione ha diffidato le Asl di Lecce e Brindisi. Pronti a scoppiare i malumori, anche politici.

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LECCE- La Regione Puglia diffida le Asl di Lecce e Brindisi a provvedere alla chiusura dei punti nascita ancora in piedi e che dovevano già essere disattivati alla luce del Piano di Rientro. Il dito è puntato contro i reparti di Ostetricia e Ginecologia di Casarano, Gallipoli e Ostuni.

La comunicazione formale, a firma della dirigente del Servizio Programmazione assistenza ospedaliera e specialistica, Silvia Papini, reca la data del 13 novembre 2013 ed è stata finora tenuta sotto chiave. Ha creato, però, ora si scopre, non pochi imbarazzi e non pochi contrasti. Anche perché, nello stallo che ha tenuto congelato, al momento, l’ultimo atto della cura dimagrante imposta alla Regione Puglia, è arrivata la tirata d’orecchie ai manager Asl.

A quello di Lecce, in particolare. Nelle pagelle sulla valutazione legata al premio di metà mandato, stilate dall’ Area politiche per la promozione della salute della Regione, il giudizio è stato fin troppo chiaro. La bocciatura si è avuta soprattutto a causa degli inadempimenti rispetto alla programmazione ospedaliera imposta, che prevede, nel Leccese, oltre alla chiusura dei punti nascita dell’arco ionico, anche quella dell’ospedale di Poggiardo, con il trasferimento di gastroenterologia e medicina a Scorrano, dove i reparti sono già pronti, ma, inspiegabilmente, non si procede alla loro attivazione. Tra le trasformazioni previste, anche l’attivazione definitiva del polo riabilitativo di san cesario, che dovrebbe essere potenziato fino a 100 posti letto, prospettiva impossibile fino a quando si dovranno fare i conti con il blocco del turn over e che adesso sarà ammorbidita con un passaggio intermedio da 40 a 60 posti letto.

C’è anche questo da mettere in conto, certo. Tuttavia, la vera patata bollente rimangono i punti nascita, alla luce della levata di scudi del territorio, visto che a rimanere letteralmente scoperta sarebbe tutta la fascia ionica, mentre si avrebbe una concentrazione negli ospedali di Galatina e Copertino, ad un tiro di schioppo l’uno dall’altro. Il criterio rimane, al momento, sempre lo stesso: vanno chiusi i reparti in cui sono stati registrati meno di 500 parti l’anno, soglia, questa, a dire il vero, al centro della nuova discussione in regione, dove, già il prossimo martedì potrebbe essere licenziato un nuovo documento che alza l’asticella, fissando a mille parti il limite al di sotto del quale non si può scendere. Questo significherebbe, almeno per Lecce, dover ridurre a 4 e non a 5 i reparti di ostetricia.

Tutto ancora in forse. Al momento si ragiona a bocce ferme. Ma la Regione metta fretta. “Oggettivamente sì, lo fa- ammette il dg Valdo Mellone- perché ci stanno sollecitando su tutti gli inadempimenti rispetto alla programmazione ospedaliera. Abbiamo chiesto il via libera all’assessore alla Sanità, Elena Gentile, e siamo in attesa di risposta”. Sempre che, alle soglie della campagna elettorale, possa arrivare.