Ceneri di carbone da Cerano a Manduria tombate tra gli ulivi. Sequestrata l’azienda dell’ex sindaco

Ceneri di carbone provenienti dalla centrale Enele Federico II di Brindisi tombati tra gli ulivi e la macchia mediterranea. Maxi sequestro del noe all'azienda di calcestruzzi dell'ex sindaco Antonio Calò.

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MANDURIA- Da Cerano a Manduria. Dalal centrale Enel Fedrico II agli ulivi della Macchia mediterranea. Quella per cui l’attribbuto “incontaminata” non ha più alcun valore, tra inchieste, indagini, processi e seuqstrai. Lì’ultimo, in ordine di tempo, nelle prime ore della mattinata eseguito dai Carabinieri del Noe di Lecce che hanno posto i sigilli agli impianti dell’azienda Calcestruzzi dell’ex sindaco Antonio Calò di Manduria.
I militari dello speciale corpo dell’Arma guidati dal maggiore Nicola Candido, hanno trovato tracce di rifiuti pericolosi interrati nei terreni circostanti lo stabilimento alla fine di una lunga attività di indagine in collaborazione con il nucleo investigativo dei carabinieri di Taranto.  E le conclusioni sono state le stesse.

L’area posta sotto sequestro probatorio, sita sulla provinciale che collega Manduria con la vicina Oria, ha un’estensione di 6000 metri quadrati, interna al perimetro aziendale, dove i militari hanno trovato, “tombati”, rifiuti “speciali”. Speciali per davvero perché si tratta di cenere proveniente, questa la tesi degli investigatori coordinati dal pubblico ministero della Procura di Brindisi Milto De Nozza, dalla centrale Enel di Cerano. Oltre alle ceneri, nell’area interna all’azienda di calcestruzzi, anche scarti di lavorazione del cemento.

Di più. I sigilli sono stati apposti anche in un’altra area, questa di 3000 metri quadrati, esterna al perimetro aziendale, Anche qui, altre ceneri di carbone ma anche terra, rocce da scavo frammiste a scarificato stradale seppelliti sotto gli ulivi.

Una vera e propria discarica, nascosta agli occhi ma non alla terra. L’attività di indagine, avviata su mandato della procura adriatica, ha potuto contare sono su numerosi saggi dei terreni, ad una profondita’ di alcuni metri rispetto al piano di campagna, con escavatori e pale meccaniche che hanno consentito di individuare e far emergere i rifiuti, in ingenti quantitativi interrati sotto gli ulivi. A tal proposito sono state effettuate anche le analisi dei rifiuti e tutti gli approfondimenti tecnici necessari per comprendere la natura e la composizione, questi si presentavano di vari colori, blu, grigio e nero.

La tesi degli investigatori sull’origine delle ceneri si basa, oltre che sulla natura di quanto ritrovato, anche sui duecentododici formulari d’identificazione dei rifiuti degli anni passati, dal 2009 al 2011, e i relativi registri di carico e scarico e certificati di analisi dei rifiuti. Documentazione finita sotto sequestro e riguardante proprio il conferimento di ceneri provenienti dalla centrale Enel.

Il legale rappresentate dell’azienda, ex primo cittadino della Città del Primitivo, è ora indagato per esercizio di discarica abusiva, gestione illecita dei rifiuti e getto pericoloso di cose. Già nel 2006 lo stesso imprenditore fu denunciato perché nella sua azienda furono scoperti altri cumuli di rifiuti sospetti. A fare male, però, non sono i trascorsi politici dell’allora forzista, quanto il ragionevole dubbio che, tra le campagne del Salento, tra gli ulivi e la macchia mediterranea, esista un vero e proprio mondo sommerso che, al verde di un territorio famoso per le sue bellezze naturali, contrappone il nero del carbone, simbolico bau bau di una comunità costretta a subire, da inconsapevole cenerentola, un presunto inquinamento ben più subdolo di qualsiasi camino, di qualsiasi fumo, di qualsiasi fantasma.