Adusbef porta in Corte Costituzionale norma su limite pignoramenti stipendi

Tale norma prevede che stipendi, pensioni e altri emolumenti corrisposti dallo Stato, di importo superiore a mille euro debbano essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante, ovvero conti correnti bancari o postali.

stipendi

LECCE- Adusbef, con il vicepresidente nazionale Antonio Tanza, ha sollevato dinanzi al Tribunale di Lecce la questione di costituzionalità relativa all’art. 12 del cosiddetto Decreto “ Salva-Italia”. Tale norma prevede che stipendi, pensioni e altri emolumenti corrisposti dallo Stato, di importo superiore a mille euro debbano essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante, ovvero conti correnti bancari o postali.

Secondo l’associazione di consumatori si tratta di una previsione legislativa profondamente iniqua. Allo stato attuale si verifica, infatti, che il limite di pignorabilità pari ad un quinto operi solo quando il pignoramento avvenga direttamente alla fonte, ossia da parte dell’ente previdenziale o del datore di lavoro.

Se invece il pignoramento è effettuato in un secondo momento, ovvero presso la banca dove il dipendente o pensionato percepisce le medesime somme, il limite di un quinto non opera più.

Ciò significa che il limite che era stato previsto, viene legalmente superato, con la conseguenza che l’accredito sul conto corrente bancario o postale dello stipendio mensile o della pensione superiore a 1000,00 euro diventa interamente pignorabile.

Il Tribunale di Lecce ha sposato totalmente la tesi difensiva avanzata dall’Avv. Antonio Tanza, accogliendo l’ eccezione e rimettendo la questione alla Corte Costituzionale.