GIOVANI, PREPARATI E DISOCCUPATI

Segno Urbano

Puglia. Biennio 2012-2013. L’Istat ci riporta dati che non lasciano intravedere nessuna luce. Il tasso di disoccupazione del 2012, nella regione amministrata da Nichi Vendola, si è attestato al 15,2%. Particolarmente negativo il dato di Lecce, seconda solo dopo Bari per perdita di posti di lavoro, con 3300 defezioni. Importante anche il dato di Taranto. Il capoluogo ionico si ferma a 990 defezioni. Il 2013 registra un ulteriore aggravio della situazione occupazionale.

Dal 15,2% si passa al 19,1%. Taranto, già provata dalla grave situazione Ilva, paga il prezzo più alto, sfiorando il 40% di disoccupazione. Ovviamente i giovani, generazione degli anni ’70 e ’80 soprattutto, i più penalizzati. Fuori dal mercato del lavoro. Sul filo dell’esclusione sociale perché non hanno un lavoro “dignitoso”. I dolci venti di cambiamento promessi dalla gestione Vendola sono stati sostituiti da un immobile scirocco. Preparazioni d’eccellenza nelle Università di Lecce e Polo universitario Jonico, nonostante le costanti difficoltà economiche in cui imperversano, non hanno contribuito a spezzare la persistente disoccupazione e sottoccupazione giovanile. Questo necessariamente porta con sé costi sociali ed economici gravissimi, che politiche assolutamente inconcludenti di governi nazionali, Regione Puglia, ma anche di imprenditorialità sempre più scoraggiate ad investire sul nostro territorio, hanno contribuito ad alimentare.

C’è urgente bisogno di invertire questo triste declino. Senza azioni immediate ci troveremo progressivamente con addosso la pesante responsabilità di una generazione, forse due, assolutamente perduta.
Le linee da seguire, mai concretamente applicate sono diverse. La considerazione delle diversità delle situazioni dei singoli territori, ad esempio. Simili per storia e cultura, territorio ionico e Salento hanno diversità sostanziali. Taranto e la sua provincia, sottoposte alla massiccia azione industriale, che ne ha stravolto l’origine ed il futuro.

Il Salento, regione dalla naturale vocazione turistica, colpita anch’essa dalla crisi economica e gravata dalla mancanza di strategie per lo sviluppo del territorio. Entrambi soffrono della mancanza di politiche economiche, occupazionali, di formazione ed educazione coerenti. Nessuna attenzione al rispetto dei diritti dei giovani e delle donne. L’impalpabile promozione dell’imprenditorialità giovanile derivante anche dal difficile accesso al credito.

Ma la sfida su cui si gioca il futuro è diventata la disoccupazione dei laureati. Il lento ed incerto passaggio dalla laurea al lavoro, da sempre difficile per l’assoluta mancanza di coraggio nel puntare su giovani preparati, a volte eccelsi, ma senza esperienza, produce la caduta nella spirale degli stage eterni, apprendistati e contratti poco dignitosi e mal retribuiti, se non addirittura gratuiti. Ben si comprendono le scelte di molti di partire e lasciare, non senza paura e tristezza, il nostro territorio, sempre più vecchio ed incapace di guardare al futuro. Un futuro che possa ricomprendere il recupero di speranza e dignità, non solo da un punto di vista lavorativo. Una generazione che possa avere una vita all’altezza dei propri sogni.

Valentina Pellegrino

Segno Urbano