L’impero degli zozzoni, l’altra città di cui nessuno si cura

Discariche a non finire, rifiuti pericolosi e speciali. Si tratta dell'impero degli zozzoni alle porte di Lecce, dopo il sopralluogo dei volontari: “Il Comune provveda o segnaliamo alla procura”

discarica lecce

LECCE- Il cartello che indica il divieto di discarica è arrugginito da tempo e a percorrerle queste strade sembra di essere in un’altra Lecce. L’incuria è totale, da anni. E quello che vediamo lungo i bordi e nelle campagne tutto intorno ha tutti i requisiti di una grande discarica abusiva, più che di un semplice deposito incontrollato di rifiuti.

E’ questo il quadro che si presenta davanti agli occhi dei cittadini sulla complanare all’ingresso sud della città. A segnalarlo i volontari dell’Aeza, l’associazione che pattuglia le periferie del Salento e sforna continue segnalazioni, che obbligano i sindaci a metter mano ai portafogli e bonificare, pena una denuncia alla Procura. Dopo Soleto, Corigliano, Galatina, è la volta del capoluogo. E si comincia dal nodo irrisolto da anni, tra via vecchia Cavallino e via vecchia Lizzanello, alle spalle del rione Castromediano, l’impero degli zozzoni.

La quantità di rifiuti abbandonati è enorme. Non sono qui da pochi giorni o settimane. È cresciuta l’erba sui cumuli di materiale sorti sui terreni accanto. Sono alti fino un paio di metri. Poi, ci sono gli scarti che si vedono, la gran parte rifiuti speciali e pericolosi. Pneumatici a non finire. Tanti, troppi. È evidente che a smaltirli lì non sono stati semplici cittadini ma, probabilmente, gommisti. Moltissimi elettrodomestici, frigoriferi e televisori in primis, già privati del ferro all’interno, indizio che farebbe pensare all’attività degli ambulanti del ferro vecchio. Ovunque lastre di eternit, intere e sbriciolate. E le sorprese: i manichini dei negozi di abbigliamento, le salse dello Sri Lanka.

È il Comune di Lecce che dovrebbe provvedere alla bonifica, che non può essere rimandata, vista la pericolosità dei materiali abbancati qui e i roghi frequenti, il cui segno inequivocabile sono i resti degli pneumatici bruciati. Tutto alle porte della città, quella tirata a lucido in centro, ma che è una bomboniera rotta all’esterno. “Eutopia” è anche questa.