La corsa dei big al Parlamento Europeo

I big della politica scaldano i motori per la corsa delle europee. In campo Emiliano e D'Alema, si rischia lo scontro per il capolista. A destra giochi quasi fatti: indecisione tra i piccoli e Vendola prende ancora tempo.

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BARI- L’ufficializzazione della candidatura alle europee di Raffaele Baldassarre e la chiamata alle armi di Nardò, per chiedere ai forzisti salentini di sostenerlo, è la conferma che i giochi per le candidature sono fatti, tranne a sinistra. Tra i candidati forzisti ci sarà anche Sergio Silvestris. Nel Nuovo centrodestra, invece, si parla da tempo di Massimo Ferrarese, che nelle intenzioni di Cassano dovrebbe essere il candidato di punta, anche se il responsabile pugliese non esclude di dover far scendere in campo qualche altro nome di peso nella regione. Qualcuno vorrebbe anche il senatore barese del Nuovo centrodestra in prima linea per il Parlamento europeo, ma lui sta scaldando i muscoli per una candidatura a governatore della Puglia e preferirebbe stare dietro le quinte. A far concorrenza a Ferrarese, però, potrebbe esserci Erminia Mazzoni, europarlamentare uscente molto vicina a Quagliariello: una candidatura che a molti sembra blindata. L’ex presidente della provincia di Brindisi non si fida e prima di ufficializzare la candidatura vuole accertarsi del pieno sostegno dei salentini.

Comunque, con lo sbarramento al 4 per cento e collegi di proporzioni gigantesche, che richiedono centinaia di migliaia di voti per assicurarsi la vittoria, per i nuovi partiti e per i piccoli non sarà facile. Non sarà facile per lo stesso Gianni Alemanno, che avrebbe dovuto candidarsi con Fratelli d’Italia e che invece andrà avanti col supporto di ex aennini e vecchie glorie anche nel Salento.

Nel centrosinistra, la situazione è piuttosto ingarbugliata. La certezza è che Emiliano, padrone dei giochi dopo le vittorie congressuali, scenderà in campo come capolista del Pd per il Europarlamento: una decisione che infastidisce molti, soprattutto i dirigenti cuperliani, che dietro le quinte parlano di una scelta dettata solo dall’interesse personale, “perché se non venisse eletto dovrebbe tornare in magistratura”. Il sindaco di Bari ha un’altra versione: candidatura di servizio per rastrellare voti.

In campo per i democratici c’è anche D’Alema: nel collegio sud potrebbe scoppiare l’ennesima diatriba con Emiliano per il posto di capolista. Intanto, Paolo De Castro, pur essendo uscente, lascia campo libero all’ “ineffabile baffetto della vecchia guardia”, accettando la candidatura nel collegio nord.

Poi, c’è il rebus Vendola, che prende tempo e ragiona con i suoi: non sarà facile per Sel, che nei sondaggi non raggiunge il 4 per cento. Agli attivisti di Grillo, invece, la soglia non spaventa: sanno di poter contare sul disagio delle persone per contro l’Europa dell’austerità e i candidati li sceglieranno col solito metodo del voto sul web.