MINISTRO BRAY, QUALI RISORSE PER IL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO DI TARANTO?

Segno Urbano

Torna a Taranto il ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo Massimo Bray. Sabato 8 febbraio sarà ospite dell’evento nazionale “Il futuro della memoria: Taranto, cultura, sviluppo” nella Sala Conferenze dell’ex Convento di San Francesco in città vecchia, sede della II Facoltà di Giurisprudenza.

Dopo la mancata presenza all’inaugurazione dei nuovi spazi espositivi al primo piano del Museo Nazionale Archeologico di Taranto – che definì «una coraggiosa risposta di cambiamento e sviluppo» – e la successiva visita in città che lo portò tra i vicoli del Borgo antico, Bray ha ora l’occasione per spiegare a che punto sono «le risorse per tutelare il patrimonio archeologico» tra i due mari. Risorse che si è impegnato a «trovare» in questi dodici mesi. «Il valore della cultura in questa città è importantissimo», aveva detto. La conferma, l’ennesima, è arrivata appena due settimane fa.

Il Castello Aragonese sul canale navigabile è primo come numero di visitatori tra tutti i castelli della Puglia e quarto tra le 663 attrazioni turistiche regionali. Nel 2013 si sono contati 83.850 visitatori, il 15 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nel periodo 2005-2013 i visitatori sono stati 339.467: 146.198 da Taranto e dalla provincia ionica; 162.844 dal resto d’Italia; 30.425 gli stranieri. Fin qui i numeri, positivi, incoraggianti. Il Castello Aragonese è una struttura della Marina Militare e ha conosciuto un nuovo slancio grazie al lavoro dell’ammiraglio Francesco Ricci che sta curando con il personale militare e civile l’opera di restauro architettonico e di ricerca archeologica. Anche le visite guidate sono curate da uomini della Marina formati per illustrare il patrimonio storico e artistico conservato.

L’altra faccia della medaglia, però, è l’impossibilità per gli operatori culturali che accompagnano i visitatori tra le meraviglie dell’isola, di completare il loro percorso all’interno della fortezza. Questo significa lasciare il gruppo che seguivano fino a quel momento nelle mani delle guide in divisa. È come un ponte che si chiude e che invece dovrebbe aprirsi anche alle realtà qualificate che aiutano a diffondere con competenza e passione, tra non poche difficoltà, la conoscenza di quanto di importante abbiamo sotto gli occhi. Ecco che la cultura diventa arricchimento, partecipazione e non è soltanto esposizione, ma è carne e anima, è materia da plasmare e valorizzare. Tornando ai numeri, non bastano quelli per sviluppare un settore che a Taranto è ancora soffocato e che ha bisogno di risorse economiche per crescere.

Risorse che servono anche a Lecce che è candidata a Capitale della Cultura 2019: con una mozione passata in Senato si impegna il governo a sostenere le città in corsa, una corsa dritto verso il futuro.

Nicola Sammali

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