Pd provinciale, ancora scontri e polemiche

Il clima nel Pd provinciale è ancora rovente: nonostante la vittoria dell'asse Piconese- Emiliano, i toni non si abbassano. Santoro e Rampino accusano Piconese di aver spaccato il partito, ma lui li avverte: “Smettetela di litigare sulle poltrone”

Salvatore Piconese

LECCE- Il Pd provinciale non riesce più a uscire dal clima da campagna elettorale: continuano i veleni e le polemiche sull’elezione di Paola Povero a presidente del Pd provinciale. “Con l’atto di forza delle scorse ore la segreteria provinciale Piconese parte nel modo peggiore – tuonano in un comunicato le minoranze sconfitte – perché ad un segretario eletto con appena 81 voti su 195 componenti dell’assemblea provinciale si aggiunge un presidente eletto senza i voti dei delegati di Rampino e Santoro, determinando una spaccatura verticale ed una ferita nel corpo del nostro partito difficilmente ricomponibile”.

Il dente è avvelenato per quella firma non apposta dal segretario provinciale sulla candidatura di Gabriele Caputo. In realtà ha vinto l’asse Piconese-Emiliano, mentre i renziani leccesi e il gruppo che fa capo a Rampino ne sono usciti sconfitti, una parte della minoranza ha optato per la Povero ed è saltato l’accordo unitario. I renziani vicini a Foresio sono entrati in conflitto con il sindaco di Bari, tanto da tentare di ostacolare la sua ascesa alla segreteria regionale.

In un comunicato a firma Santoro- Rampino si critica pesantemente il metodo utilizzato dal segretario provinciale del Pd per individuare il presidente del partito, dopo che le minoranze si erano sforzate di costruire un accordo unitario. “Piconese e soci – spiegano- con scarsa lungimiranza, hanno scelto di cestinare l’accordo faticosamente raggiunto per imporre l’elezione del presidente con i soli voti dei delegati che sostengono la sua segreteria, trasformando di fatto – in questo modo – il presidente da figura di garanzia a presidente di una sola parte, un inutile atto di forza che ha prodotto una lacerazione destinata ad incidere negativamente sulla vita del partito e di cui portano la totale responsabilità”.

Il segretario replica che qualcuno è rimasto al tempo del congresso e che gli unici divisi su obiettivi e strategia sono le minoranze che lo attaccano. “Dovrebbero occuparsi più di proposte politiche, anziché di poltrone come hanno fatto in occasione della presidenza. Il partito dall’assemblea di ieri esce nuovo, unitario e pronto per le sfide dei prossimi mesi: ci sono tutti i presupposti per lavorare bene”- conclude Piconese.