Morte nel salumificio, nuovi guai per Attilio Scarlino

Nuova tegola per Attilio Scarlino, l'amministratore delegato del salumificio in cui ha perso la vita l'operaio Mario Orlando. Nell' ordinanza firmata dal gip, che conferma la misura del divieto temporaneo di esercitare l'attività imprenditoriale, si aggiungono nuove presunte manomissioni individuate dal consulente dell'accusa in azienda. Intanto l'indagato denuncia: “Crisi dopo il sequestro: 30 operai in cassa integrazione”.

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TAURISANO– Si aggrava ulteriormente la posizione di Attilio Scarlino, l’amministratore delegato del salumificio di Taurisano in cui, il 30 agosto scorso, ha perso la vita, stritolato tra le pale dell’impastatrice, l’operaio Mario Orlando.

Nell’ordinanza, firmata nei giorni scorsi dal giudice delle indagini preliminari Antonia Martalò, che ha confermato la misura di divieto temporaneo di esercizio dell’attività imprenditoriale, già applicata dopo la scarcerazione dell’indagato, vengono contestate nuove presunte manomissioni dei macchinari dell’azienda, emerse dalla consulenza che l’accusa ha affidato all’ingegnere Cosimo Prontera.

Presunte manomissioni che sarebbero sempre state finalizzate a velocizzare la produzione. Si tratta, in particolare, della rimozione del sistema di arresto delle pale dell’impastatrice che, di regola, si sarebbe dovuto azionare ogniqualvolta veniva aperto il coperchio dell’impastatrice. E della rimozione del sistema di arresto di emergenza dell’ascensore.

Le accuse, contestate a Scarlino, sono sempre le stesse: rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e morte dell’operaio come conseguenza della rimozione stessa.

Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Carmen Ruggiero e Paola Guglielmi, sono state affidate ai poliziotti del commissariato di Taurisano, alla guida del vice questore Salvatore Federico.

Intanto arriva la denuncia dell’azienda: “Il sequestro ci ha messo in crisi e, con difficoltà, stiamo ricominciando a prendere quota”. In pratica i sigilli avrebbero determinato la perdita di clienti importanti e di commesse inseguite per mesi. E per 3 mesi, 30 operai saranno costretti a restare a casa, in cassa integrazione.