Non più numeri, ma nomi. Per non dimenticare

Oggi è la Giornata della Memoria: per ricordare le vittime dell'Olocausto, le vie del centro storico di Lecce prendono i loro nomi. In Prefettura la consegna di 9 medaglie d'onore.

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LECCE- “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. È lungo questa frase di Primo Levi che Lecce prova a ritrovare il senso della Giornata della Memoria. Lo fa lungo le strade del suo centro storico, che per una volta hanno preso i nomi dei deportati ad Auschwitz, non più numeri e matricole ma persone, grazie all’impegno dell’associazione Terra del fuoco. Lo fa, ancora, ripercorrendo la sua storia, quella dell’accoglienza ai profughi ebrei, a Nardò come a Tricase Porto o a Leuca, oppure quella dei suoi soldati, ragazzi partiti al fronte e poi deportati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.

È a nove salentini, militari e civili, che non hanno fatto più ritorno a casa dai campi di concentramento, che sono state consegnate le medaglie d’onore in Prefettura. Si tratta di Arturo Ciardo di Gagliano del Capo, Antonio Conte di Carmiano, Mario De Pascalis e Vittorio Zacchino di Nardò,Giovanni Greco, Francesco Longo e Oronzo Montinaro di Caprarica di Lecce, Cesario Marti di Sternatia a Brizio Montinaro di Calimera. A ritirare i riconoscimenti nipoti e figli che non li hanno mai conosciuti.

Sono passati 69 anni dall’ingresso delle truppe dell’Armata Rossa ad Auschwitz. Da allora la Shoah è pagina di storia, ma antisemitismo e razzismo continuano ad essere cronaca. Anche nel Salento, dove, come nel resto d’Italia, non manca, una “paccottiglia ideologica nazifascista tra i giovani”, come ha ricordato il Prefetto.

Messaggio importante quello che con il video “Ti insegno la Shoah” hanno voluto dare gli studenti del liceo artistico Pietro Colonna di Galatina, vincitori del concorso ministeriale, tanto che in mattinata una loro delegazione ha ricevuto il premio dalle mani del Presidente della Repubblica al Quirinale. Un altro tassello di coscienza. Perchè, come ricordava Levi, un “lager nasce dall’indifferenza”.