Inaugurazione Anno Giudiziario, avvocati e radicali in protesta

Manifestazioni e sit-in in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario. In prima linea avvocati e radicali. Da una parte si parla di "denegata giustizia" dall'altra del bisogno di concedere "l'aministia e l'indulto"

palazzodigiustizia-Lecce

LECCE- E’ il giorno dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario, ma a Lecce e nel resto d’Italia si respira un’aria di polemiche e manifestazioni. In prima linea gli avvocati e i radicali.

Gli avvocati non parteciperanno all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario in segno di protesta. “La situazione di DENEGATA GIUSTIZIA in cui versa l’intera cittadinanza italiana – spiegano in un comunicato – , nello specifico, pugliese a seguito dei numerosi e manifesti provvedimenti legislativi che ostano indiscutibilmente ad un concreto e libero accesso ed alla fruizione della giustizia”. L’ordine degli avvocati e l’associazione giovani avvocati svolgeranno, durante l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, attività di informazione dei cittadini  con predisposizione di banchetti informativi e volantinaggio di un apposito documento informativo sulla denegata giustizia.

Manifestazione anche da parte dei Radicali  a Lecce, come Torino, Milano, Brescia, Trieste, Venezia, Bologna, Genova, Firenze, Perugia, Roma, L’Aquila, Napoli, Salerno, Bari, Potenza, Reggio Calabria, Catania, Palermo e Cagliari è prevista la mobilitazione.

Presso la Corte d’Appello di Lecce, Giuseppe Napoli interverrà alla cerimonia, mentre i radicali dell’Associazione Diritto e Libertà terranno una manifestazione fuori

L’obiettivo della campagna – che vede da anni in prima fila il leader Marco Pannella con i suoi prolungati scioperi della fame e della sete – è quello dell’”Amnistia per la Repubblica” per la fuoriuscita del nostro Stato dalla condizione indiscutibile e indiscussa di flagranza criminale per la sua reiterata, ultradecennale violazione di diritti umani fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e tutelati dalla Convenzione Europea sui diritti umani relativi al divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti e all’irragionevole durata dei processi (art. 3 e art. 6).