Cani trasferiti al rifugio del consigliere: i randagi di Carovigno approdano in Parlamento

Lo strano caso dei randagi di Carovigno, trasferiti da un canile sequestrato al rifugio del figlio di un consigliere di maggioranza, arriva in Parlamento. Sel presenta un'interrogazione, il sindaco Mele rigetta le accuse: “L'ha ordinato il giudice”

canile

CAROVIGNO- Se fossi foco, arderei lo mondo. Se fossi cane, vivrei proprio lì. Ovvero, dice il sindaco di Carovigno Mimmo Mele, nel canile “Dog Service”, nuova sede, secondo ordine del primo cittadino, di 151 cani in via di trasferimento. E il caso, approda anche in Parlamento perché ci sono alcune questioni, in questa strana storia, che secondo la senatrice Sel Loredana De Petris meritano di essere approfondite.
Una su tutte. Il canile, meglio la pensione, dove i cani, in queste ore, stanno per approdare è della “Dog Service”, società che farebbe capo a Fedele Prodi, figlio di Antonio Prodi, consigliere Comunale subentrato in assise dopo il siluramento di Maria Pascale, l’assessore “licenziata” dopo l’affaire Cicciolina. Nel mezzo, Honduras, Russia e un gemellaggio il cui carteggio sarebbe già nelle mani della stessa procura adriatica. Ma la storia dei cani è tutta un’altra cosa.

In breve, dopo due sentenze di Tar e Consiglio di Stato, il primo cittadino Mele, nominato custode dalla Procura, dispone il trasferimento dei quattrozampe già affidate alle cure del canilerifugio “I giardini di Pluto”, presso una struttura privata riconducibile alla Dog service.

A muovere le accuse ai giardini è l’associazione “Nuova Laura”: Accuse poi assorbite dalla Procura che, lo scorso aprile,dispone il sequestro della struttura, accusata di sovraffollamento ai sensi di una legge regionale. Accusa rigettata dal proprietario della struttura che, dal canto suo, rilancia.

Il nuovo canile scelto da mele, infatti, non sarebbe autorizzato ad accogliere randagi, poiché nato dopo l’entrata in vigore della lr 4/2010, in base a cui solo comuni e associazioni protezionistiche possono realizzare nuovi canili. Il problema è stato posto all’attenzione dell’assessore regionale Elena Gentile.

“E’ vero – ha detto l’amministratrice – che noi abbiamo espresso parere negativo sull’autorizzazione al canile rifugio richiesta dalla Dog service, ma è vero anche che c’è una ordinanza del gip che obbliga al trasferimento”. È la stessa teoria di Mele che, pur confessando come, nel caso fosse nato cane, avrebbe voluto vivere nella struttura dog service, ha anche precisato che il giudice ordine, lui esegue.  E se vengono rigettate al mittente le accuse di favoritismo nei confronti del figlio del suo consigliere, la questione ora approda anche in parlamento.

“Sta accadendo – ha dichiarato la senatrice Sel Loredana De Petris – qualcosa di paradossale. Si vogliono trasferire animali in una struttura né idonea, né autorizzata: presenterò un’interrogazione urgente”.  Se fossi foco, quindi, arderei lo mondo. Se Fossi Cane, Bau. Alla Dog Service. Ad un prezzo più alto che indispettisce anche in sindaci di quei Comuni che, da anni, affidavano i loro cani proprio ai Giardini di Pluto.