Ilva, Peacelink a Bruxelles: “Imbarazzanti contraddizioni di Ronchi”

Marescotti: "Ronchi dovrebbe fare il suo mestiere e ricordare che, in quanto esponente delle istituzioni, il suo compito e' quello di garantire il corretto funzionamento dello stabilimento Ilva di Taranto e quindi la protezione della popolazione, garantendo l'attendibilita' del monitoraggio all'interno dello stabilimento."

Alessandro Marescotti

TARANTO-  Peacelink torna a Bruxelles e consegna al Parlamento Europeo nuove ricerche sull’inquinamento cancerogeno a Taranto causato dagli Ipa. A darne notizia il presidente dell’associazione Alessandro Marescotti .Gli ambientalisti hanno incontrato Erminia Mazzoni, presidente della commissione Petizioni dell’assemblea di Strasburgo.

Ai rappresentanti del Parlamento europeo Peacelink inoltre, ha esposto il caso sorto negli ultimi giorni con il sub commissario dell’Ilva, Edo Ronchi, il quale ha giudicato inattendibili i rilievi fatti dall’associazione ambientalista a causa del tipo di analizzatore usato. “E’ imbarazzante – spiega Peacelink – che il sub-commissario Ronchi affermi che l’analizzatore in questione non sia attendibile in quanto il ministero dell’Ambiente ha scelto per il monitoraggio ambientale in continuo degli Ipa proprio l’analizzatore Ecochem Pas 2000, che e’ utilizzato sia da Arpa sia da Ilva sia da PeaceLink. Se dunque ci sono in Ilva analizzatori di Ipa dello stesso tipo a quelli usati da noi, non comprendiamo perche’ i nostri dati non sarebbero attendibili”, ha rilevato ancora alla Ue Peacelink.

Per Alessandro Marescotti “Ronchi dovrebbe fare il suo mestiere e ricordare che, in quanto esponente delle istituzioni, il suo compito e’ quello di garantire il corretto funzionamento dello stabilimento Ilva di Taranto e quindi la protezione della popolazione, garantendo l’attendibilita’ del monitoraggio all’interno dello stabilimento.

I dati rilevati all’interno della cokeria dell’Ilva – ha concluso Marescotti – risultano invece con concentrazioni di Ipa inferiori rispetto al quartiere Tamburi. Siamo al paradosso”