IL PROCESSO

Segno Urbano

“Egli aveva sempre la tendenza a prendere tutto possibilmente alla leggera, a credere al peggio solo quando se lo trovava davanti, a non prendere provvedimenti per l’avvenire nemmeno in caso di pericolo” (Il Processo, F. Kafka)

 “Ambiente Svenduto” come il maxi-processo “Eternit”. Anzi, dieci volte di più per cifre, caratteristiche e portata.

Dei 53 indagati ancora non si conosce chi sarà rinviato a giudizio ma l’avvocato Sergio Bonetto è convinto che si tratterà di “uno degli eventi più significativi per l’intero sistema giudiziario”. E ci sarà anche lui.

Sì perché l’avvocato che ha rappresentato circa trecento parti civili nel maxi-processo Eternit ha dato la propria disponibilità a rappresentare un folto numero di persone. Già oltre un centinaio le schede di un faldone che si aggiunge alle tante iniziative già in corso. Ecco, questo può essere uno dei rischi paventati. Una sorta di strategia della confusione, come quella impostata dai legali degli imputati del processo Eternit.

«Tra le richieste fatte dagli avvocati in quell’occasione ci fu l’esclusione delle parti civili – ha dichiarato Bonetto di recente nella città dei due mari – In tutto ce n’erano tre mila e venne contestato il fatto che avrebbero reso ingestibile la situazione. Fummo noi ad adeguarci, a coordinarci, a organizzarci per non compromettere nulla. Bisognerà evitare qualsiasi elemento di incomprensione».

Molto probabilmente, sarà questo il mese decisivo per le richieste di rinvio a giudizio o per le archiviazioni. La Rete Nazionale per la Sicurezza e Lavoro lo ha già definito “un processo politico e sistemico, il cui sviluppo non va lasciato nelle aule dei tribunali e agli addetti ai lavori ma bisognerà farne innanzitutto un processo popolare che possa permettere alle masse di pesare, esprimere la loro voce e ottenere un risarcimento di ogni genere e tipo”.

In Piemonte, i famigliari delle vittime decisero di appendere i manifesti mortuari dei propri cari sui muri degli stabilimenti industriali. A Taranto, come desumibile anche dal rapporto Sentieri presentato dall’ex ministro della Salute Renato Balduzzi, i muri non basterebbero.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato grazie – soprattutto – al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto e firmataria di numerosi provvedimenti nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva.

Patrizia Todisco definita da una testata giornalistica “la zitella rossa che licenzia 11 mila operai Ilva”. Lo stesso gip che ha suscitato un autentico plebiscito tra il popolo del web che l’ha eletta “personaggio Ambiente 2013”. Lei che, in realtà, svolge semplicemente il proprio lavoro con rigore e onestà. In questo Paese, un atto di coraggio.

Alessio Pignatelli

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