Marò: tra rinvii e capi d’accusa indefiniti, torna lo spettro pena di morte

QuattroStelle

TARANTO- Torna lo spettro della pena di morte per i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Secondo la stampa indiana , il Ministero dell’Interno indiano avrebbe accolto la richiesta della Nia, la polizia investigativa che ha condotto l’inchiesta sul caso dei due marò, di processare i militari italiani in base al Sua Act, la legge antipirateria e terrorismo che prevede appunto al pena capitale . Lo scrive il Times of India, citando un funzionario della Nia.

Il via libera del ministero sarebbe stato accordato nella tarda serata di venerdì, dopo settimane di discussioni. È la terza volta che si parla di pena di morte per i marò e, naturalmente, sarà il governo indiano a rispondere sulla ufficialità della notizia.

Slitta intanto tutto al 3 febbraio e l’Italia incassa cosi l’ennesimo rinvio. Dopo la richiesta di rientro in patria per Latorre e Girone il processo tarda ad iniziare. Mancano ancora i capi d’accusa. Ma la Corte Suprema dell’India ha imposto al governo di trovare una soluzione entro due settimane. I giudici della indiani hanno chiesto di “riconciliare il conflitto di opinione all’interno dell’amministrazione”, rinviando l’udienza al 3 febbraio prossimo. Termine ultimo per l’accusa che dovrà obbligatoriamente formulare gli esatti capi d’imputazione contro i due sottufficiali di Marina.

Appresa la notizia, l’inviato del governo Letta, Staffan de Mistura, chiarisce: “Se il pm indiano non presentasse il 3 febbraio alla Corte Suprema una posizione chiara sui capi d’accusa, gli avvocati insisteranno per il ritorno in Italia dei due marò”. Intanto, a Bruxelles il ministro degli Esteri Emma Bonino chiederà “concreta solidarietà” ai colleghi europei per la vicenda dei due fucilieri italiani. “Se a due anni dai fatti non si é neanche in grado di stabilire un capo d’accusa – afferma a la Bonino – é evidente che questa é una violazione di ogni idea di giustizia adeguata”.

 

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