Tap, il No a San Foca mette in allarme Brindisi

La decisione presa dal Comitato Via della Regione, unanime nell’esprimere il suo NO al gasdotto a San Foca, mette in allarme la politica brindisina. D’Attis parla di pressioni leccesi, Bruno minimizza e Rossi lancia l’appello. “La Tap non ci riguarda. Pensiamo alla conversione di Cerano”.

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BRINDISI- Se San Foca ride, Brindisi piange. Perché la decisione presa dal Comitato per la Valutazione d’Impatto Ambientale della Puglia, unanime nell’esprimere il suo NO al gasdotto, riapre teoricamente i giochi. Teoricamente, sì, perché il parere non è vincolante e, ovviamente, non è ha neanche il potere di far traslocare in automatico il progetto Tap dalle coste leccesi ai lidi brindisini. Eppure, dalle parti del capoluogo adriatico, nel passato remoto e in tempi recenti, ne hanno già viste tante. E qualcuno, in maniera autonoma oppure opportunamente stimolato, non le manda a dire e reagisce alla notizia del NO a San Foca. Che non sia mai possa diventare un Sì a Lendinuso.
“Il parere negativo del Comitato regionale VIA sull’approdo a San Foca del gasdotto TAP – scrive il capogruppo di Forza Italia Mauro d’Attis – è il segnale evidente che le pressioni politiche leccesi stanno condizionando la scelta per portarla via dalla provincia di Lecce. E’ evidente che il vero obiettivo è l’approdo a Brindisi sebbene il parere espresso a Bari non sia vincolante”.

Insomma, per l’ex vicesindaco, esisterebbe una sorta di regia occulta finalizzata a spostare tutto l’amaradan Tap proprio a Brindisi. E se sentite della puzza, sembra voler dire d’Attis insieme agli altri esponenti dell’opposizione di centrodestra in consiglio Comunale, non è detto che sia per forza quella del gas.

Più ottimista il segretario provinciale del Partito Democratico Maurizio Bruno che, autocitandosi, ricorda come “Non c’è alcun parere tecnico e nessuno studio di fattibilità che possa far pensare ad un approdo della Tap a Brindisi. Se le cose dovessero cambiare, ovviamente valuteremo il da farsi. Ma, al momento, si sta parlando del nulla”. Sarà anche nulla, ma è un nulla che piaceva al segretario regionale democratico Sergio Blasi. E infatti Bruno ammette che “Esistono evidentemente delle pressioni. Ma sono ottimista sul fatto che Brindisi possa resistere”.

Parla di pressioni anche Riccardo Rossi, capogruppo di Brindisi Bene Comune.“Sicuramente – dice l’ambientalista – questa decisione apre uno scenario per un nuovo approdo. Visto che ci sono molti parlamentari che premono per Brindisi, è ovvio pensare al peggio. Noi siamo contrari al Tap, a prescindere dal luogo. Brindisi o Lecce, poco conta. Per questo, viste le recenti dichiarazioni sulla metanizzazione di Cerano, chiediamo a tutti i parlamentari e al segretario Blasi di convocare un tavolo tecnico che promuova la conversione della centrale Enel. Una soluzione che non è legata al gasdotto cui, lo ripetiamo, poniamo un No convinto”.

Insomma, un po’ come accaduto a Lecce, anche a Brindisi il gasdotto non lo vuole nessuno. A prescindere da Cerano, a prescindere da San Foca a prescindere da chi ha individuato, pur senza alcun parere tecnico, la costa Brindisina come la più adatta. Di certo, la più bistrattata.